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	<title>Blog Sicilia &#187; gente</title>
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		<title>Bamminiddari tradizione di natale in Sicilia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12518" title="gesu_bambino" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/gesu_bambino.jpg" alt="gesu_bambino" width="400" height="406" />Con i piedi e le mani per aria, addormentato su un cuscino, seduto con il cuore rosso in mano, sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, nudo o vestito con abiti ricchissimi, di seta e ricami, tra oro e coralli, molto spesso dentro campane di vetro ma il luogo dove tutti noi lo vogliamo sempre vedere è all’interno della mangiatoia tra Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Ecco un presepe dove naturalmente <strong>Gesuzzu Bamminu</strong> cioè il <strong>Bambinello Gesù</strong> è il cardine attorno al quale ruota tutto un mondo agro pastorale che per la prima volta <strong>San Francesco D’Assisi</strong> realizzò nel 1223. In Sicilia il piccolo Gesù fin dal medioevo era spesso in cera, eseguito con il gusto per i più minuti particolari, la cui produzione si è andata perdendo nel tempo, rappresentano oggi dei veri e propri pezzi da collezione. Custodi di quest’arte sopraffina i cosiddetti “<em><strong>Bamminiddari</strong></em>” e &#8220;<em><strong>Ceraiuli</strong></em>&#8220;. La tradizione di lavorare la cera &#8211; la ceroplastica, parte dal medioevo ed  era particolarmente diffusa in Sicilia, da Palermo a Trapani e nella regione Iblea. Attività esercitata prevalentemente nei conventi e nei monasteri, dalla seconda metà del &#8217;600 divenne una vera e propria arte eseguita da artigiani conosciuti e richiesti in tutta Europa.<span id="more-12517"></span> <img class="alignright size-full wp-image-12519" title="Bambinello 3" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/Bambinello-3.jpg" alt="Bambinello 3" width="250" height="240" />I “<em><strong>cerari</strong></em>” a Palermo si erano riuniti in maestranza e avevano stabilito bottega in una strada dietro la <strong>Chiesa di San Domenico</strong> tra il 600 e il 700, dando il loro nome alla via, proprio la <strong>via Bambinai</strong>. Di ciò riferisce anche il <strong>Pitrè</strong>: <em>“Le famiglie li acquistavano, li facevano benedire e li conservavano per devozione”</em>. Caposcuola riconosciuto di quest&#8217;arte fu il siracusano <strong>Gaetano Zummo</strong> che, dopo l&#8217;iniziale apprendistato fatto nell&#8217;Isola, venne chiamato alle migliori corti dell&#8217;epoca per eseguire i suoi raffinati lavori: così a Napoli si può oggi ammirare la sua Peste, a Firenze alcune delle sue opere più famose come il Trionfo del Tempo e la Corruzione dei corpi, a Bologna le teste anatomiche che realizzò per uno dei più famosi centri di anatomia umana dell&#8217;epoca. Ma la sua produzione più celebre è rappresentata senz&#8217;altro dal gruppo della Natività esposto al <strong>Victoria and Albert Museum</strong> di Londra che l&#8217;acquistò nel 1953.<img class="alignleft size-full wp-image-12520" title="bambinello2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/bambinello2.jpg" alt="bambinello2" width="340" height="356" /> Vanno ricordati anche <strong>Giovanni Rosselli</strong> per la sua opera al <strong>Museo Regionale di Messina</strong> nonché <strong>Anna Fortino</strong>, <strong>Giacomo Serpotta</strong> e <strong>Anna La Farina</strong>. I Bambinelli sono di fattura raffinata, preziosi e ieratici. Nel &#8217;800 sono rinomati i <em>&#8220;cerari&#8221;</em> siracusani che producono presepi interi o Bambinelli dall&#8217;espressione gioiosa o dormienti, recanti nelle mani un agnellino, un fiore o un frutto e immersi in un tripudio di fiori di carta e lustrini colorati dentro teche di vetro (scarabattole). Tra loro eccellono Fra&#8217; Ignazio Macca, del quale si conservano alcuni presepi nell&#8217;eremo di San Corrado a Noto e nel <strong>Museo Bellomo</strong> di Siracusa e <strong>Mariano Cormaci</strong> ricordato dal presepe in cera a grandezza naturale sito nella grotta di Acireale. Notevole anche il presepe conservato nel palazzo Vescovile di Noto, che rappresenta uno spaccato di vita contadina, composto da 38 figure inserite nel paesaggio dei <strong>Monti Iblei</strong>. Per quanto riguarda i Bambini di cera i <em>“Bammineddi”</em> è opportuno osservare alcune differenze. A prescindere dalle dimensioni, la loro lavorazione può distinguersi per una fondamentale caratteristica: vi erano botteghe di “<em><strong>Bamminiddari</strong></em>” che offrivano il prodotto “<em>cavo</em>” mentre altri plasticatori realizzavano statuette piene. <img class="alignright size-full wp-image-12521" title="bambinello_teca" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/bambinello_teca.jpg" alt="bambinello_teca" width="224" height="300" />Queste ultime pare avessero due momenti di fusione: all’esterno veniva realizzata una consistente patina spessa diversi millimetri (anche in rapporto alle dimensioni) e dentro quest’involucro più raffinato, sia nella materia prima che nella necessaria lavorazione, veniva versata altra cera grezza conferendo così maggiore consistenza alla statuetta. E evidente che all’interno di queste due principali categorie vi erano poi tanti altri caratteri distintivi in funzione dell’abilità e della sensibilità artistica del modellatore. Un’altra diversità essenziale stava nel modo di realizzare gli occhi del Bambino. E chiaro che l’impiego di bulbi oculari finemente lavorati in pasta vitrea comportava contatti con ambienti tecnologicamente avanzati, per non dire di carattere industriale. Quindi sarà difficile riscontrare specie nel XVIII secolo l’impiego di questo specifico accessorio nella produzione di un Bambinaio magari abile, non ritenuto un artista quindi emarginato. A parte gli esemplari conservati nei vari Musei dell&#8217;Isola, una produzione non indifferente di questi piccoli capolavori appartiene all&#8217;eredità, tramandata di generazione in generazione, di molte famiglie siciliane che li hanno gelosamente custoditi quasi fossero divinità che proteggono la famiglia.<img class="aligncenter size-full wp-image-12522" title="Gaetano Zummo 2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/Gaetano-Zummo-2.jpg" alt="Gaetano Zummo 2" width="667" height="318" /> Una curiosità del passato ma ancora in voga in alcune parrocchie e quella, con una sorta di “lotteria” tra i fedeli, sorteggiavano il Bambinello esposto nel presepio. Chi lo vinceva, oltre a sentirsi “prescelto dalla fortuna” si impegnava a dargli una adeguata sistemazione all’interno della sua casa.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-12524" title="G. Zummo" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/G.-Zummo.gif" alt="G. Zummo" width="461" height="297" /><img class="alignright size-full wp-image-12525" title="bambinello" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/bambinello.jpg" alt="bambinello" width="175" height="324" /></p>
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		<title>A San Fratello per Pasqua i Giudei fanno festa</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 00:24:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/giudei-di-san-fratello_resize.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13777" title="giudei di san fratello_resize" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/giudei-di-san-fratello_resize.jpg" alt="" width="530" height="354" /></a>La <strong>Settimana Santa</strong> è sicuramente il momento più ricco di manifestazioni in Sicilia: la passione di Cristo e la sua resurrezione sono testimoniate, in modi diversi e a volte singolari, da tradizioni  popolari e riti  sacri che attirano la curiosità di tanta gente A volte questi riti hanno un sapore pagano: A <strong>San Fratello</strong>, piccolo comune  della provincia di Messina adagiato tra le alture dei <strong>Nebrodi </strong> si rinnova ogni anno il rito pasquale della  <strong>Festa dei Giudei </strong>. A questa manifestazione partecipano tutti i cittadini: all&#8217;alba  del Mercoledì Santo fino al venerdì, suggestivi personaggi con costumi variopinti  detti  &#8221;Giudei&#8221;, invadono le vie con suoni e balli, che  in verità ricordano più il carnevale che la <strong>Pasqua</strong>.</p>
<p><span id="more-13776"></span>I Giudei,  percorrendo le strade del paese, suonano , muovendosi in maniera <a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/3447439673_20f6afd1c1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13778" title="3447439673_20f6afd1c1" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/3447439673_20f6afd1c1.jpg" alt="" width="500" height="394" /></a>impertinente, trombette dal suono stridulo  e fastidioso . Il Giudeo in questa rappresentazione simboleggia il crocifissore, il flagellatore, e il soldato che affonda la lancia sul costato di Gesù. Il Giudeo è anche il volto folle dell’uomo che sa di commettere un abominio e  nonostante questo lo compie. Tutto questo viene nettamente dichiarato, e nello stesso tempo reso astratto dalla messinscena surreale  del rito. I costumi variopinti che vengono indossati dai Giudei sono molto preziosi ed antichi , infatti le famiglie  li possiedono  e conservano gelosamente da molte generazioni. I personaggi vestono una giubba e calzoni di mussola rossa con strisce di stoffa di altri colori ( di solito gialle e bianche), la testa  è coperta da  una maschera ed  il  cappuccio  termina con un lungo cordoncino  come  fosse una coda. Altri elementi rendono la maschera grottesca, come la  pelle lucida che forma una lingua,  le sopracciglia lunghe e arcuate,   le scarpe di cuoio o stoffa,  delle catene nella mano sinistra e la tromba sull’altra. Di certo non ricordano coloro che vissero al tempo di Gesù, ma la loro carica simbolica e spettacolare, porta il tutto su un altro piano di attenzione ed astrazione. Nella <em><strong>Corda Pazza</strong></em>, <strong>Leonardo Sciascia</strong> scrive: <em>“&#8230;che cos’è  una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto&#8230; é anzi tutto una esplosione esistenziale&#8230;esplosione dell’es collettivo di un paese dove la collettività esiste soltanto a livello dell’es&#8230; I Giudei (di San Fratello) sono gli uccisori di Cristo, perciò nella rappresentazione della passione di Cristo che viene condannato e crocifisso, essi demonicamente si scatenano&#8230;e ci chiediamo se alla formazione di tale tradizione non abbiano concorso più delle ragioni calendariali e liturgiche, ragioni psicologiche, sociali e storiche”,</em> La festa di San Fratello appare distante dal momento che si va a rievocare, e  difficilmente troviamo altrove.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-13779" title="giudeo 2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/giudeo-2.jpg" alt="" width="480" height="578" />Per questo ,almeno una volta,bisogna andare ad assistere a questa incredibile e seducente pantomima dal sapore amaro, che ricorda  le parole del vangelo:  <em>Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: &#8220;Salve, re dei Giudei!&#8221;. E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo</em>. (<strong>vangelo di Matteo</strong>)</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: &#8220;Salve, re dei Giudei!&#8221;. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo</em>. (<strong>vangelo di Marco</strong>)<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="700" height="525" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fsearch%2Fshow%2F%3Fq%3Dfesta%2Bdei%2Bgiudei&amp;page_show_back_url=%2Fsearch%2F%3Fq%3Dfesta%2Bdei%2Bgiudei&amp;method=flickr.photos.search&amp;api_params_str=&amp;api_text=festa+dei+giudei&amp;api_tag_mode=bool&amp;api_media=all&amp;api_sort=relevance&amp;jump_to=&amp;start_index=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="700" height="525" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fsearch%2Fshow%2F%3Fq%3Dfesta%2Bdei%2Bgiudei&amp;page_show_back_url=%2Fsearch%2F%3Fq%3Dfesta%2Bdei%2Bgiudei&amp;method=flickr.photos.search&amp;api_params_str=&amp;api_text=festa+dei+giudei&amp;api_tag_mode=bool&amp;api_media=all&amp;api_sort=relevance&amp;jump_to=&amp;start_index=0"></embed></object></p>
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		<title>Palermo Araba di Ibn-Haucal, luogo di delizie.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 11:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Sicilia è un’ isola di sette giornate di cammino in lunghezza sopra quattro di larghezza; essa è coperta di monti e castelli, e di fortezze, abitata e coltivata dovunque. Palermo, la città più popolosa e più rinomata di quest’isola, è altresì sua metropoli. Situata sulle sponde del mare dal lato settentrionale, Palermo di divide in cinque quartieri distinti fra loro, quantunque poco lungi l’uno dall’altro. Il primo è la città circondata da un muro di pietra elevato e formidabile. La pianta oggi presenta un rettangolo situato sulla spiaggia del ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-13397" title="documento arabo" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/documento-arabo.jpg" alt="documento arabo" width="500" height="409" />La Sicilia è un’ isola di sette giornate di cammino in lunghezza sopra quattro di larghezza; essa è coperta di monti e castelli, e di fortezze, abitata e coltivata dovunque. <strong>Palermo</strong>, la città più popolosa e più rinomata di quest’isola, è altresì sua metropoli. Situata sulle sponde del mare dal lato settentrionale, Palermo di divide in cinque quartieri distinti fra loro, quantunque poco lungi l’uno dall’altro. Il primo è la città circondata da un muro di pietra elevato e formidabile. La pianta oggi presenta un rettangolo situato sulla spiaggia del mare; in tempi assai remoti, il mare penetrava in questo luogo per mezzo di una laguna divisa in due rami </em>(<strong>Fiumi Papireto</strong> e <strong>Kemonia</strong>). <em>La città greco-fenicia fu fabbricata sulla lingua di terra compresa tra i due rami, il margine che rimaneva verso scirocco offri il sito ad un novello quartiere, ch’esisteva di già al tempo della prima guerra punica, la <strong>Khalessah</strong> o la <strong>Kalsa</strong> o Gausa d’oggidì.<span id="more-13395"></span></em> <em>La città vecchia, la Paleapoli, fu chiamata <strong>El-Kassar</strong>, il castello<img class="alignright size-full wp-image-13398" title="palermo" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/palermo.jpg" alt="palermo" width="500" height="523" /> o palazzo; è questo il centro dell’attuale città. La strada principale, che divide la città in due parti uguali, chiamasi ognora il <strong>Cassaro</strong>. Questo quartiere è i soggiorno de’ mercanti. Vi si ritrova la gran moschea del venerdì, altra volta chiesa de’ cristiani. La Khalessah che ha pure le sue muraglia costruite in pietra, è il soggiorno del sultano e del suo seguito; non vi si vedono né mercanti, ne magazzini di mercanzie; ma bagni, una moschea del venerdì di mezzana grandezza, la prigione del sultano, l’arsenale, e gli uffici delle amministrazioni.</em> <em>Questa città ha quattro porte dal lato di mezzodì; e dal lato di levante di settentrione e di ponente, il mare ed una muraglia senza porte. Il quartiere detto Sacalibah</em> (quartiere degli schiavoni)<em> è i più popolato e più considerevole delle due città, di cui ho fatto parola. Qui è il porto marettimo. Il quartiere della Moschea, che prende il suo nome dalla moschea detta d’Ibn-Saclab, è del pari notevole. I corsi d’acqua vi mancano affatto, e gli abitanti bevono acqua de’ pozzi</em> (secondo <strong>Michele Amari</strong> <img class="alignleft size-full wp-image-13399" title="vicolo meschita" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/vicolo-meschita.jpg" alt="vicolo meschita" width="180" height="114" />dietro la chiesa di San Tolentino, dove si riscontra il toponimo moschitta o meschita). <em>A settentrione della città scaturisce una riviera nominata Oued-Abbas, gran riviera, sulla si rinvengono molti molini, verzieri e giardini di delizia che non danno alcun prodotto</em> (si parla della costa che va verso il fiume oreto). <em>Il quartiere Sacalibah non è circondato da alcuna muraglia. I più grandi mercati, non che quello di tutti i venditori d’olio, trovansi fra la moschea d’Ibn-Saclab ed il quartiere <strong>El-Jadid</strong> </em>(attuale <strong>Albergheria</strong> ove si trova il <strong>mercato di Ballarò</strong>). <em>Nella città si rinviene un immenso numero di moschee, la più parte delle quali sono frequentate e ritte coi loro tetti, le loro mura e le loro porte, sorpassano il numero di 300. esse servono di radunanza agli uomini per comunicarsi i loro lumi ed accrescerli. Al di fuori, tutto lo spazio che la circonda e che ne forma la continuazione, spazio compreso fra le torri e i giardini, è occupato da mehall (Mehall può significare vie, paesaggi, luoghi di delizia e padiglioni sicuramente tutto quello che in periodo normanno viene chiamato Genoardo). Un altra linea di abitazioni si prolunga sino al luogo detto <strong>Baida</strong>. Un villaggio che s’innalza al di sopra della città. </em>(Toponimo di Baida ancora oggi utilizzato per la frazione sopra il borgo nuovo. A Baida, bianca in arabo, vi si trova una terra bianchissima che è un misto di carbonato di calcio, di magnesio, ossido di ferro e allume)<em>. Circa <strong>al Kassar</strong>, esso è Palermo propriamente detto, o la città vecchia. La più celebre delle sue porte è la <strong>Bab-el-Bahr</strong> </em>(porta del mare)<em>. La città è circondata da parecchi ruscelli che scorrono da ponente a levante, e che danno forza di far girare due macine da molino. I margini di questi sono circondati da terreni paludosi, ove cresce la canna persiana, non sono malsani ne stagni ne luoghi asciutti. Nel centro del paese vi ha una valle coperta, i gran parte di papiri, che si impiega per la carta del sultano</em> (luogo oggi detto Papireto).</p>
<p>Questa breve descrizione, racconta della bellezza di una Palermo ormai dimenticata, ma che tutti noi  potremmo e dovremmo ritrovare.</p>
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		<title>Matteo Bonello e la sua Spada inchiodata sul portone del Palazzo Arcivescovile di Palermo</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 09:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul piano della Cattedrale di Palermo si trova anche il Palazzo Arcivescovile. Posiamo il nostro sguardo sul portale principale e precisamente osserviamo l&#8217;anta destra del portone: a circa tre metri di altezza, si trova l&#8217;elsa di una spada. E&#8217; quanto rimane dell&#8217;arma con cui Matteo Bonello, signore di Caccamo, uccise il primo ministro del Re Guglielmo I, Maione di Bari.Come mai l&#8217;arcivescovo sentì il bisogno di inchiodare la spada di Bonello sulla porta del suo palazzo?
Facciamo un salto indietro nella storia: Guglielmo I, tutto preso dai suoi piaceri dell&#8217;harem e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10536" title="7479659" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/7479659.jpg" alt="7479659" width="500" height="375" />Sul piano della <strong>Cattedrale di Palermo</strong> si trova anche il <strong>Palazzo Arcivescovile</strong>. Posiamo il nostro sguardo sul portale principale e precisamente osserviamo l&#8217;anta destra del portone: a circa tre metri di altezza, si trova l&#8217;elsa di una spada. E&#8217; quanto rimane dell&#8217;arma con cui <strong>Matteo Bonello</strong>, signore di Caccamo, uccise il primo ministro del <strong>Re Guglielmo I</strong>, <strong>Maione di Bari</strong>.Come mai l&#8217;arcivescovo sentì il bisogno di inchiodare la spada di Bonello sulla porta del suo palazzo?</p>
<p>Facciamo un salto indietro nella storia: Guglielmo I, tutto preso dai suoi piaceri dell&#8217;harem e della tavola, regnava con lo sfarzo e il distacco di un sovrano orientale; il governo effettivo era nelle mani del pugliese ammiraglio Maione, che doveva fronteggiare la pericolosa irrequietezza dei nobili e dell&#8217;alto clero.<span id="more-10535"></span> Nel 1168 l&#8217;arcivescovo Ugo si mise alla testa di una congiura che aveva come obbiettivo la detronizzazione di Guglielmo I, l&#8217; insediamento di Guglielmo II (ancora bambino )e la presa effettiva del potere da parte di un comitato di nobili presieduta dell&#8217;arcivescovo.<img class="alignright size-full wp-image-10537" title="spada" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/spada.jpg" alt="spada" width="368" height="348" /><br />
Per difendere il Re ed anche se stesso, Maione di Bari tentò di avvelenare il prelato. Gli fece propinare una dose di arsenico, che però non risultò mortale. Impaurito dall&#8217;insuccesso cercò di ripetere il colpo con medici di sua fiducia e medicine truccate: ma Ugo non abboccò e, pur debolissimo, fece avvisare Matteo Bonello (capo militare della congiura). Bonello, tra l&#8217;altro, aveva un buon motivo per volersi sbarazzare di Maione: fidanzato della figlia, non intendeva più sposarla, essendo nel frattempo entrato nelle grazie di una principessa reale.<br />
L&#8217;arcivescovo Ugo ebbe la sua vendetta. Bonello, la fosca notte di San Martino tra il 10 e 11 novembre del 1160 a Palermo, tese una trappola a Maione , collocando molti dei suoi fidati all&#8217;imbocco della via Coperta, strada che a quel tempo dalla Cattedrale portava fino a Palazzo Reale. L&#8217;ammiraglio si trovò circondato e senza via di scampo. Tento di battersi, ma Bonello l&#8217;infilzò. Ugo, raggiante, quella spada volle farsela regalare e l&#8217;inchiodò sulla porta del suo Palazzo perché fosse di eterno ammonimento al potere politico. Seguì una sommossa di popolo; il corpo di Maione fu consegnato alla folla che lo fece a pezzi; durante i disordini si dette l&#8217;assalto alle case degli arabi, si sfondarono le porte degli harem, le donne vennero  violentate. Solo allora Re Guglielmo si svegliò dal letargo. Furioso e disgustato organizzò una rappresaglia memorabile, dopo la quale fu soprannominato IL MALO. Se la prese soprattutto con i Baroni che, essendo arrivati  dalla Lombardia avrebbero dovuto  essere più  prudenti con le congiure. <strong>Butera</strong>, <strong>Piazza Armerina</strong> e altre colonie lombarde furono passate a ferro e fuoco. Gli stessi mussulmani si occuparono di inseguire Matteo Bonello, che fu arrestato e processato. Per punizione gli furono cavati gli occhi e tagliati i tendini delle braccia e delle gambe. Ridotto un cencio, poco dopo morì. La lama della sua spada fu spezzata, ma l&#8217;elsa rimase inchiodata sulla porta dell&#8217;arcivescovo e nessuno la toccò.</p>
<div id="attachment_10543" class="wp-caption alignleft" style="width: 452px"><img class="size-full wp-image-10543" title="Castello_di_Caccamo" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/Castello_di_Caccamo1.jpg" alt="CASTELLO DI CACCAMO" width="442" height="343" /><p class="wp-caption-text">CASTELLO DI CACCAMO</p></div>
<p>Ma è bene ridimensionare li fatti e e guardare con molta attenzione  l&#8217;arma spezzata.<br />
Non serve un attenta analisi per notare subito che l&#8217;elsa della spada che è del tipo <em><strong>“a vela”</strong></em>, tipica del XVI secolo. Quindi è fuor di dubbio che non può essere l&#8217;elsa con la quale venne ucciso l&#8217;ammiraglio Maione. Inoltre antichi scrittori e cronisti, non ne fanno mai menzione, neanche lo scrupoloso <strong>marchese di Villabianca</strong>. Ci sono due ipotesi che spiegano il fatto:<br />
La prima, che l&#8217;arma venne collocata e attribuita a Matteo Bonello verso la fine del 1800, quando venne cambiato il nome alla “salita dell&#8217;Angelo Custode” con l&#8217;intitolazione all&#8217;uccisore dell&#8217;ammiraglio, facendo cosi nascere la leggenda.<br />
La seconda, che l&#8217;elsa fosse presente già sul portone ma con un altro significato. Ricordiamo, come <strong>La Duca</strong> riporta  che, in periodo feudale, vigeva il “mero e misto imperio”. Privilegio nonché facoltà dei Baroni di procedere al giudizio dei propri vassalli e con lo “ius gladii et necis” avere anche il diritto di spada e morte. Infatti all&#8217;ingresso di ogni feudo la forca denotava proprio questa autorità.<br />
Non risultava esonerato di certo l&#8217;arcivescovo di Palermo, proprietario anche lui di un ingente patrimonio terriero, e sicuramente anche lui pose le forche all&#8217;ingresso dei feudi,ed è molto probabile che volle sottolineare la sua potestà civile e criminale apponendo come simbolo sul suo Palazzo Palermitano un elemento meno macabro delle forche.Proprio lo ius gladi già citato. Di certo per l&#8217;attento Villabianca questo simbolo doveva essere di normale <img class="alignright size-full wp-image-10539" title="1547848" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/1547848.jpg" alt="1547848" width="500" height="375" />amministrazione e quindi non degno di nota. Aboliti successivamente i diritti feudali, forse l&#8217;elsa fu dimenticata e nessuno si curò di toglierla. Ma dopo qualche tempo  venne notata nuovamente  e quindi si cerco di darle un significato &#8230;.ed ecco rispolverata su misura la storia tragica di Maione di Bari e del suo carnefice Matteo Bonello.<br />
La storia piacque molto, infatti l&#8217;elsa è ancora al suo posto ;alcune guide della città non perdono occasione per racontarla ai turisti che, ammirando un&#8217;elsa del seicento, ascoltano la storia tragica sulla notte  di San Martino del 1160 e dell&#8217;ammiraglio di Re Guglielmo I.</p>
<div id="attachment_10542" class="wp-caption alignleft" style="width: 156px"><img class="size-full wp-image-10542" title="guglielmoI" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/guglielmoI1.jpg" alt="Re Guglielmo I" width="146" height="200" /><p class="wp-caption-text">Re Guglielmo I</p></div>
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		<title>&#8220;MAMMA LI TURCHI&#8221; &#8211; detto ancora diffuso</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 16:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;estate del 1799 approda nel porto di Palermo, la flotta turca, fiore all&#8217;occhiello del potente impero Ottomano, che dominavano il Mediterraneo dal Bosforo alle colonne d&#8217;Ercole. Durante la sosta nel porto di Palermo, le navi turche furono oggetto di visite di molte famiglie nobili palermitane. La più visitata era la nave ammiraglia, dove gli aristocratici visitatori, furono ricevuti con molta cortesia e disponibilità dall&#8217;Ammiraglio ottomano, che li ospita offrendo loro dolci e rinfreschi. Uno di questi nobili visitatori, il barone Miccichè, colpito da grande cortesia e signorilità dell&#8217;Ammiraglio, volle ricambiare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/4-Islam-cat19-22.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15229" title="4 Islam cat19-22" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/4-Islam-cat19-22.jpg" alt="" width="447" height="562" /></a>Nell&#8217;estate del 1799 approda nel porto di <strong>Palermo</strong>, la flotta turca, fiore all&#8217;occhiello del potente <strong>impero Ottomano</strong>, che dominavano il Mediterraneo dal Bosforo alle colonne d&#8217;Ercole. Durante la sosta nel porto di Palermo, le navi turche furono oggetto di visite di molte famiglie nobili palermitane. La più visitata era la nave ammiraglia, dove gli aristocratici visitatori, furono ricevuti con molta cortesia e disponibilità dall&#8217;Ammiraglio ottomano, che li ospita offrendo loro dolci e rinfreschi. Uno di questi nobili visitatori, il <strong>barone Miccichè</strong>, colpito da grande cortesia e signorilità dell&#8217;Ammiraglio, volle ricambiare la cortesia, invitandolo a <strong>palazzo Comitini</strong>, ossia il suo palazzo di città, sito in <strong>via Maqueda</strong>. L&#8217;Ammiraglio turco con gli alti ufficiali, giunsero al palazzo Comitini all&#8217;ora di pranzo. Dopo i convenevoli di rito e le presentazioni di tutta la famiglia, gli ospiti e invitati, passarono nel grande salone per il banchetto. Mentre i commensali, mangiavano e bevevano di gusto, nel salone arrivo l&#8217;eco di grida di aiuto, provenienti, dagli appartamenti interni del palazzo. Dopo pochi secondi di sbigottimento, quasi tutti i commensali si levarono dalla tavola, per accorrere verso la camera, da dove provenivano le grida. Giunti, nella stanza, che era adibita alla servitù, sorpresero un marinaio turco al seguito dell&#8217;Ammiraglio che cercava di usare violenza a una giovane serva di casa Miccichè, che non godendo di ottima salute, quel giorno era stata lasciata a riposo.<span id="more-15228"></span> La scena agli occhi dei soccorritori, apparve, con connotati tragico-comici, con la povera serva che si dimenava e urlava e il marinaio turco assalito da un moto di libidine, che non voleva mollare la preda. Ci vollero, quattro robusti servi per far desistere l&#8217;energumeno dal suo proposito. Condotto nel cortile del palazzo fu punito dai marinai turchi, di scorta all&#8217;Ammiraglio, con dieci vergate, sulla pianta dei piedi, come di usanza mussulmana. Mortificato per l&#8217;accaduto l&#8217;Ammiraglio turco presentò le proprie scuse e si congedò insieme al suo seguito. L&#8217;incidente sembrava chiuso senza che avesse lasciato spazio a ulteriori strascichi. Ma il giorno dopo, a Palermo, successe il finimondo. Nel primo pomeriggio alcuni marinai turchi, in libera uscita, fecero irruzione con armi in pugno nella bottega di un calzolaio, sita nella strada di Mezzomonreale; e mentre un paio di loro tenevano a bada i garzoni, con la minaccia delle armi, gli altri afferrarono la moglie del padrone della bottega cercando di violentarla. I garzoni per nulla intimoriti, reagirono gettandosi sopra i marinai turchi, menando colpi di trincetto e di martello. Sorpresi, da tanta furibonda reazione, i marinai turchi, sanguinanti e malconci, cercavano salvezza nella fuga. La notizie dell&#8217;aggressione si diffuse rapidamente in tutto il quartiere dopo pochi minuti. Il popolo palermitano si rivoltò contro i turchi, sicché dove si trovavano marinai turchi, questi venivano assaliti senza capire il motivo. In pochi minuti la città fu i allarme, era incominciata la caccia ai turchi. Dalla finestre e dai balconi dalle case, cominciarono a piovere, sulle teste dei malcapitati marinai ottomani ogni genere di cose, vasi di fiori, sassi e anche qualche sedia. Mentre per le strade e nei vicoli, colpi di armi da fuoco abbattevano decine e decine di turchi. Ormai era una vera caccia al “turco”. Per gli angoli delle strade, si sentivano le voci dei ragazzi, che alla vista dei marinai stranieri gridavano <em><strong>“MAMMA LI TURCHI”</strong></em> come per dire ammazziamoli. Il massacro si prolungò fino a sera. Finché anche l&#8217;ultimo dei trecento marinai turchi scesi quel giorno a terra non fu ucciso o messo in fuga buttandosi in mare per mettersi in salvo.</p>
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		<title>Teste di Moro sui balconi Siciliani</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 15:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intorno alla anno 1100, periodo della dominazione dei mori in Sicilia alla Kalsa, viveva una bellisima fanciulla dalla pelle rosea paragonabile ai fiori di pesco al culmine della fioritura e un bel paio di occhi che sembravano rispecchiare il bellissimo golfo di Palermo. Ella viveva quasi in clausura, trascorreva le giornate coltivando e curando le piante del suo balcone. Un giorno passando per la Kalsa un giovane moro, vide la bella ragazza, intenta a curare le piante, ne rimase invaghito, decise di volerla per se, senza indugio entrò in casa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/moro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15220" title="moro" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/moro.jpg" alt="" width="289" height="340" /></a>Intorno alla anno 1100, periodo della dominazione dei mori in Sicilia alla <strong>Kalsa</strong>, viveva una bellisima fanciulla dalla pelle rosea paragonabile ai fiori di pesco al culmine della fioritura e un bel paio di occhi che sembravano rispecchiare il bellissimo golfo di <strong>Palermo</strong>. Ella viveva quasi in clausura, trascorreva le giornate coltivando e curando le piante del suo balcone. Un giorno passando per la Kalsa un giovane moro, vide la bella ragazza, intenta a curare le piante, ne rimase invaghito, decise di volerla per se, senza indugio entrò in casa della ragazza e le dichiarò il suo amore.<span id="more-15218"></span><br />
La fanciulla, colpita da tanto sentimento, ricambiò l&#8217;amore del giovane, ma quando seppe che il moro l&#8217;avrebbe lasciata per tornare nelle sue terre in Oriente, dove l&#8217;attendeva una moglie con un paio di marmocchi, attese le tenebre e non appena esso si addormentò lo uccise, gli tagliò la testa, ne fece un vaso dove vi piantò del basilico e lo mise in bella mostra fuori nel balcone.<br />
Il moro, così, non potendo più andar via sarebbe rimasto sempre con lei. Intanto il basilico crebbe rigoglioso e destò l&#8217;invidia di tutti gli abitanti del quartiere che, per non essere da meno, si fecero costruire dei vasi di terracotta a forma di testa di moro<a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/moro-21.jpg"><img class="size-full wp-image-15223 aligncenter" title="moro 2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/moro-21.jpg" alt="" width="640" height="470" /></a>.</p>
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		<title>Dimmi, dimmi, apuzza nica &#8211; Giovanni Meli</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 12:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gallito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovanni Meli (Palermo, 6 marzo 1740 – Palermo, 20 dicembre 1815) è stato un poeta e drammaturgo siciliano. Per vivere esercitò la professione di medico, ma divenne famoso per i suoi componimenti letterari. La sua fama crescente lo portò a essere conteso dalle dame dell&#8217;aristocrazia palermitana, e poiché sensibile alla bellezza femminile, questo singolare medico poeta ebbe vari amori che cantò alla maniera arcadica nelle sue Odi e nelle Canzonette, che sarebbero state imitate da tanti poeti come il Goethe, il Leopardi e il Foscolo e tutta la serie dei poeti dialettali siciliani. Per il suo modo di vestire da ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright" src="http://www.webalice.it/nicola.campisi/Giovanni%20Meli.jpg" alt="" width="207" height="270" /><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Meli">Giovanni Meli</a></strong> (Palermo, 6 marzo 1740 – Palermo, 20 dicembre 1815) è stato un poeta e drammaturgo siciliano. Per vivere esercitò la professione di medico, ma divenne famoso per i suoi componimenti letterari. La sua fama crescente lo portò a essere conteso dalle dame dell&#8217;aristocrazia palermitana, e poiché sensibile alla bellezza femminile, questo singolare medico poeta ebbe vari amori che cantò alla maniera arcadica nelle sue <em>Odi</em> e nelle <em>Canzonette</em>, che sarebbero state imitate da tanti poeti come il Goethe, il Leopardi<span style="font-size: small;"><span> </span></span>e il Foscolo e tutta la serie dei poeti dialettali siciliani. Per il suo modo di vestire da prete venne chiamato abate Meli, anche se non ricevette mai gli ordini sacerdotali.</p>
<h3>Dimmi, dimmi, apuzza nica</h3>
<p><em>Dimmi, dimmi, apuzza nica,</em><br />
<em>unni vai cussì matinu?</em><br />
<em>Nun c’è cima, chi arrussica,</em><br />
<em>di lu munti a nui vicinu;</em><br />
<em> </em><br />
<em>trema ancora, ancora luci</em><br />
<em>la ruggiada ‘ntra li prati;<span id="more-15181"></span></em><br />
<em>dun’accura nun ti arruci</em><br />
<em>l’ali d’oru delicati.</em><br />
<em> </em><br />
<em>Li ciuriddi, durmigghiusi</em><br />
<em>‘ntra li virdi soi buttuni,</em><br />
<em>stannu ancora stritti e chiusi</em><br />
<em>cu li testi a pinnuluni.</em><br />
<em> </em><br />
<em>Ma l’aluzza s’affatica!</em><br />
<em>Ma tu voli e fai caminu.</em><br />
<em>Dimmi, dimmi, apuzza nica,</em><br />
<em>unni vai cussì matinu?</em><br />
<em> </em><br />
<em>Cerchi meli? e s’iddu è chissu,</em><br />
<em>chiudi l’ali e ‘un ti straccari;</em><br />
<em>ti lu ‘nzignu un locu fissu,</em><br />
<em>unni ài sempri chi sucari:</em><br />
<em> </em><br />
<em>lu canusci lu miu amuri,</em><br />
<em>Nici mia di l’occhi beddi?</em><br />
<em>‘Ntra ddi labbri c’è un sapuri</em><br />
<em>na ducizza chi mai speddi;</em><br />
<em> </em><br />
<em>‘ntra lu labbru culuritu</em><br />
<em>di lu caru amatu beni</em><br />
<em>c’è lu meli chiù squisitu:</em><br />
<em>suca, sucalu, ca veni.</em></p>
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		<title>La leggenda sul principio di Archimede</title>
		<link>http://www.blogsicilia.eu/la-leggenda-sul-principio-di-archimede-di-siracusa/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 23:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gallito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[« Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l&#8217;alto pari al peso del volume di fluido spostato » 
Questa è la formulazione del principio di Archimede, noto più o meno a tutti, che spiega la ragione per cui alcuni corpi galleggiano mentre altri vanno a fondo. Nel De Architectura Marco Vitruvio Pollione ci racconta che Archimede stava facendo il bagno quando sentendo una spinta dell&#8217;acqua verso l&#8217;alto intuì la legge dei corpi galleggianti. Fu tale l&#8217;eccitazione del genio siracusano che, balzando fuori dalla vasca, si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="archimede di siracusa" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/25/Gerhard_Thieme_Archimedes.jpg/300px-Gerhard_Thieme_Archimedes.jpg" alt="" width="300" height="226" /><!--adsense--><em>« Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l&#8217;alto pari al peso del volume di fluido spostato » </em></p>
<p>Questa è la formulazione del principio di <strong>Archimede</strong>, noto più o meno a tutti, che spiega la ragione per cui alcuni corpi galleggiano mentre altri vanno a fondo. Nel De Architectura <strong>Marco Vitruvio Pollione</strong> ci racconta che <strong>Archimede</strong> stava facendo il bagno quando sentendo una spinta dell&#8217;acqua verso l&#8217;alto intuì la legge dei corpi galleggianti. Fu tale l&#8217;eccitazione del genio siracusano che, balzando fuori dalla vasca, si mise a correre nudo per le strade di Siracusa urlando in greco &#8220;<strong>eureka</strong>!&#8221; &#8220;ho trovato!&#8221;</p>
<p>Ma cosa aveva trovato <strong>Archimede</strong>? La soluzione a un problema molto importante di certo, quello di comprendere la legge in base alla quale un corpo fisico immerso in un fluido galleggia o meno.</p>
<p>In realtà Archimede aveva trovato la soluzione a un problema più specifico, che gli aveva posto il re di Siracusa. Il sovrano <strong>Gerone II</strong> aveva commissionato ad un orefice una corona d&#8217;oro, ma sospettando di essere stato ingannato e che parte dell&#8217;oro fosse stato sostituito da metallo più vile chiese aiuto ad <strong>Archimede</strong>.<span id="more-11171"></span></p>
<p><strong>Archimede</strong> capì che grazie alla sua intuizione avrebbe potuto dimostrare la verità dei fatti. La corona consegnata dall&#8217;orefice pesava esattamente come la quantità l&#8217;oro che Gerone gli aveva fornito per realizzarla. Quel furbacchione dell&#8217;orefice che aveva sostituito parte dell&#8217;oro con altro materiale ebbe la sfortuna di imbattersi con una delle migliori menti della storia. <strong>Archimede</strong> dimostrò facilmente grazie al suo principio che la corona e un lingotto d&#8217;oro, pur avendo lo stesso peso, avevano diversi volumi essendo fatti da materiali diversi.</p>
<p>Li fece collocare sui due bracci di una bilancia e verificò che avessero lo stesso peso. La bilancia era in perfetto equlibrio. Poi sollevò due vasi d&#8217;acqua in modo da immergere i due corpi e mise in evidenza come la bilancia non fosse più in equilibrio poichè la corona fatta in parte da metalli poco pregiati di maggiore volume dell&#8217;oro, riceveva una spinta maggiore rispetto al lingotto. Archimede svelò quindi la frode e l&#8217;artigiano fece una fine probabilmente non buona.</p>
<p>Un&#8217;ultima considerazione a vantaggio di chi ama fermarsi ogni tanto per pensare con calma, fuggendo dai ritmi a volte frenetici che ci impone la vita odierna. Il bagno di <strong>Archimede</strong> fa subito pensare alla siesta di <strong>Newton</strong> sotto l&#8217;albero dal quale si stacco la mela che cadendo per terra illuminò la mente dello scienziato inglese. Un bagno e una siesta, due momenti di puro ozio, sono i contesti nei quali sono state scoperte la legge di Archimede e la gravità.</p>
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		<title>L&#8217;arrivo a Palermo di Guy de Maupassant nel 1886</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 23:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gallito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Appena lasciamo la nave non possiamo fare a meno di stupirci del movimento e della gaiezza di questa città di duecentocinquantamila abitanti, piena di negozi e di rumore, meno convulsa di Napoli e tuttavia non meno piena di vita&#8230; La pianta di Palermo è assai singolare. La città, adagiata al centro di un vasto anfiteatro di montagne nude, di un grigio bluastro qua e là venato di rosso, è divisa in quattro parti da due grandi strade diritte che si incrociano nel mezzo. Da questo quadrivio, in fondo a tre ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/10/cassaro_mare2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15010" title="cassaro_mare2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/10/cassaro_mare2.jpg" alt="" width="219" height="264" /></a>&#8220;Appena lasciamo la nave non possiamo fare a meno di stupirci del movimento e della gaiezza di questa città di duecentocinquantamila abitanti, piena di negozi e di rumore, meno convulsa di Napoli e tuttavia non meno piena di vita&#8230; La pianta di Palermo è assai singolare. La città, adagiata al centro di un vasto anfiteatro di montagne nude, di un grigio bluastro qua e là venato di rosso, è divisa in quattro parti da due grandi strade diritte che si incrociano nel mezzo. Da questo quadrivio, in fondo a tre di quei lunghi corridoi di case, si scorgono le montagne, mentre al termine del quarto si intravede la macchia azzurro intenso del mare, che pare vicinissimo, come se la città vi fosse caduta dentro&#8221;.</em></p>
<p>Guy de Maupassant</p>
<p>La macchia celeste che si riesce a vedere nel centro della foto è il mare. Come riferisce Guy de Maupassant nei suoi appunti di viaggio, sembra che l&#8217;orizzonte sia sopra il tetto delle case e che la città sia caduta dentro al mare. Chiaramente si tratta di un effetto ottico dovuto alla pendenza del Cassaro, uno dei due principali assi viari del centro storico di Palermo.<span id="more-14947"></span></p>
<p>Se avete voglia, fatevi una passeggiata virtuale lungo il Cassaro con Google Street view.<br />
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		<title>Immagine di Palermo nei Ricordi del viaggio in Sicilia di Edmondo De Amicis</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 14:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gallito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Palermo dei primi anni del secolo scorso rivive nei Ricordi di un viaggio in Sicilia di Edmondo De Amicis. Ecco come il celebre autore di Cuore descrisse il capoluogo siciliano:
“E’ tutto uno spettacolo di violenti contrasti questa stupenda e strana città dei Vespri e di S. Rosalia. Alzando gli occhi in mezzo alla vegetazione magnifica che vi circonda nei giardini e nei parchi cittadini, dove si incrociano i viali fiancheggiati di oleandri e di rose, e s’affollano le palme, i platani, gli eucalipti, le più preziose specie di tutte ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/10/kalsa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14950" title="kalsa" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/10/kalsa.jpg" alt="" width="480" height="320" /></a>La Palermo dei primi anni del secolo scorso rivive nei Ricordi di un viaggio in Sicilia di Edmondo De Amicis. Ecco come il celebre autore di Cuore descrisse il capoluogo siciliano:</p>
<p>“E’ tutto uno spettacolo di violenti contrasti questa stupenda e strana città dei Vespri e di S. Rosalia. Alzando gli occhi in mezzo alla vegetazione magnifica che vi circonda nei giardini e nei parchi cittadini, dove si incrociano i viali fiancheggiati di oleandri e di rose, e s’affollano le palme, i platani, gli eucalipti, le più preziose specie di tutte le flore, vedete un anfiteatro di montagne rocciose e nude, di aspetto terribile, che par che guardino biecamente e minacciano tutta quella pompa ridente della natura… V’è prodigalità e magnificenza in tutto ciò che colpisce gli occhi e può dar l’immagine di una città prospera e potente, ma all’apparenza non corrisponde la realtà. Il popolo è povero e vive con una frugalità anacoretica. Un’apparenza di splendore dà alla città la passione del lusso, ch’è universale, e il fatto che Palermo attira con la sua bellezza e la forza centripeta delle sue tradizioni i siciliani danarosi d’ogni parte dell’isola… e una numerosissima colonia straniera, specialmente inglese”.</p>
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