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I siciliani secondo Sebastiano Aglianò

Uomo_sicilianoÈ impossibile pensare ai siciliani senza vedere per riflesso l’aria mediterranea che li avvolge, la sagoma dei fichi d’India e delle piante tropicali, senza sentire quasi il profumo della zagare, che d’estate addormentano i sensi in un nirvana senza risvegli.

Nel silenzio solatio delle campagne squallide, nella costa rocciosa e scabra, in questo suolo che per lunghe distanze ignora la presenza di persona viva, possiamo scorgere lo scenario più adatto, o piuttosto l’unico scenario plausibile, delle passioni incomposte dell’isolano e della tragedia insita nella sua esistenza.

(da Cos’è questa Sicilia?, Sellerio, 1996. Cit. in mostra Di là del Faro – Paesaggi e pittori siciliani dell’Ottocento, Villa Zito, Palermo, 9 ottobre 2014 – 9 gennaio 2015)

Lamento per il Sud di Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), ormai stabilitosi a Milano, ricorda la sua cara Sicilia. Sono anni in cui l’antica “questione meridionale”, mai risolta, si ripropone con urgenza.

Quasimodo premio Nobel per la letteratura, vive una condizione comune a tutti gli emigranti: egli sente un legame profondo con la sua terra d’origine, ma sa che tornare a viverci sarebbe impossibile.

Eppure il ricordo della Sicilia non può essere rimosso. Le sensazioni che il poeta rivive pensando alla sua terra senza speranza, si trasformano in versi, in questo lamento per il sud, carico di dolcezza e di furore.

Lamento per il Sud

La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve…
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie, Continue Reading

Canto di Pindaro sull’Etna

Ma tutti gli esseri che Zeus non ama / paventano udendo / il dolce suono delle Pieridi / sopra la terra e l’indomito mare, / come colui che giace nell’orrido Tartaro, / il nemico degli dei, / Tifeo dalle cento teste / che l’antro famoso di Cilicia / un tempo nutriva; / ora le coste che al di là di Cuma il mare cinge, / e la Sicilia schiacciano / il suo petto villoso; / e l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore. / Vinto egli giace / sotto il peso dell’Etna / sotto le cime scure di alberi / l’intero dorso ferito da pietre.

La prima Pitica di Pindaro celebra la vittoria di Ierone, tiranno di Siracusa, ottenuta nella corsa delle quadrighe a Delfí nel 470 a.C. La Pitica fu eseguita in ricordo della fondazione della città di Etna che, nel 476/475 a.C., aveva preso il posto della colonia ionica di Catana, distrutta e ripopolata dallo stesso Ierone.

Nel 470, Ierone era al culmine del potere. Nel 480 a.C., aveva partecipato con il fratello Gelone alla vittoriosa battaglia di Imera contro i Cartaginesi di Amilcare che aveva dato a Siracusa il predominio sul Mediterraneo occidentale. Diventato tiranno di Siracusa alla morte del fratello, nel 478 a.C., nel 474 a.C. insieme ai Cumani, sconfisse gli Etruschi in mare. La vittoria gli permise di insediare i siracusani sull’isola di Pitecussa (Ischia).

Oltre alle gesta di Ierone, nella prima Pitica sono descritte le forze ostili all’ordine stabilito da Zeus. Tra queste, il mostroTifone (o Tifeo) che viene sconfitto e sepolto sotto il vasto territorio vulcanico che comprende l’Etna, il Vesuvio, i Campi Flegrei e le isole di fronte a Cuma.

Pindaro è il primo autore a collocare il sepolcro di Tifone tra l’Etna e Cuma (verso 18 e successivi), cioé nei due luoghi teatro delle gloriose imprese di Ierone (la fondazione della città di Etna e la vittoria sugli Etruschi). Oltre a conciliare due tradizioni discordanti sulla leggenda di Tifeo, il legame tra le due distanti località e l’azione di Ierone crea una geografia mitica da una realtà storica. Nell’elogio il tiranno è confrontato a Zeus: Tifeo è il caos che minaccia il giusto ordinamento divino, come le forze etrusche erano una minaccia per l’equilibrio del Tirreno, prima di essere fermate da Ierone nelle acque di Cuma.

L’Etna è la prigione che comprime il corpo di Tifone, fredda e bianca di neve (verso 20), ma è anche l’espressione della sua rabbia con i torrenti di lava incandescente. Nei versi 21-28 della Pitica si concentra la descrizione dell’eruzione. La lava scende dalla cima del vulcano, ne solca le pendici e arriva fino al mare, dove sprofondano i massi incandescenti (verso 24).

L’evento è vicino nel tempo rispetto al racconto e la data è confermata, solo con qualche differenza, da altre fonti. La famosa iscrizione del Marmor Parium, datata 264/3 a.C., parla di un’eruzione avvenuta nel 479-478 a.C., mentre Tucidide (III 116) la colloca nel 476-75 a.C., in perfetta coincidenza con la fondazione di Etna.

Matteo Bonello e la sua Spada inchiodata sul portone del Palazzo Arcivescovile di Palermo

7479659Sul piano della Cattedrale di Palermo si trova anche il Palazzo Arcivescovile. Posiamo il nostro sguardo sul portale principale e precisamente osserviamo l’anta destra del portone: a circa tre metri di altezza, si trova l’elsa di una spada. E’ quanto rimane dell’arma con cui Matteo Bonello, signore di Caccamo, uccise il primo ministro del Re Guglielmo I, Maione di Bari.Come mai l’arcivescovo sentì il bisogno di inchiodare la spada di Bonello sulla porta del suo palazzo?

Facciamo un salto indietro nella storia: Guglielmo I, tutto preso dai suoi piaceri dell’harem e della tavola, regnava con lo sfarzo e il distacco di un sovrano orientale; il governo effettivo era nelle mani del pugliese ammiraglio Maione, che doveva fronteggiare la pericolosa irrequietezza dei nobili e dell’alto clero. Continue Reading

Frasi sui Siciliani di Engels, Cicerone, Giovanni Paolo II e altri

Per capire chi siamo abbiamo bisogno degli altri. Ciò vale per i singoli come per i popoli. In questo post ho voluto inserire alcune frasi sui siciliani di uomini e donne famose con radici culturali molto distanti dall’isola.

engelsFriedrich Engels (Barmen, 28 novembre 1820 – Londra, 5 agosto 1895) è stato un economista, filosofo e politico tedesco, fondatore con Karl Marx del materialismo storico e del materialismo dialettico.

“In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all’Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell’isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà.”

CiceroneMaro Tullio Cicerone, celebre politico e scrittore romano (Arpino, 3 gennaio 106 a.C. –Formia, 7 dicembre 43 a.C.) . Egli conosceva a mio avviso la vera natura dei sicilani, perché scrive:

“Numquam est tam male Siculis, qui aliquis facete et commode dicant” (Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito).

Giovanni Paolo II al secolo Karol Józef Wojtyła (1920 – 2005), papa polacco della Chiesa cattolica.

Un popolo di autentici lavoratori, il cui senso religioso ha ispirato ed orientato nei secoli la vita familiare… Un popolo intelligente, coraggioso, inventivo, che vive in una realtà fatta insieme di progresso e di sottosviluppo; di impegno per la pace e di violenza assurda; di apprezzamento e di difesa perla vita e per la famiglia, ma anche di episodi di esplosione, di morte e di odio…”

Francine Prose (1947), scrittrice statunitense.

francine_proseÈ facile essere felici in Sicilia, ma è un’operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana.

Joseph Hermann von Riedesel (1740 – 1785), viaggiatore e scrittore tedesco.

“Mio caro amico: io ho creduto dover terminare qui il viaggio, intorno alla Sicilia. Prima d’abbandonare quest’isola, vi voglio fare una breve descrizione dei suoi abitanti, di cui si raccontono tante cose che fan poco onore al loro cuore e al loro carattere, e che non ispirano affatto fiducia. Questa nazione, così come tutti i popoli orientali, ha grande finezza, grande penetrazione, grandi talenti; ma essa, nello stesso tempo è molto portata a quella inclinazione alla voluttà, a quello spirito di astuzia e di artifizi che sembrano generalmente aumentarsi, a misura che avanzarsi verso il mezzogiorno.”