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Leonardo Sciascia, intellettuale contro la mafia
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Una penna chiara e impietosa
Scrittore e saggista, nasce a Racalmuto il 1921- muore a Palermo nel 1989.
La crescente fama letteraria e un’intensa attività pubblicistica lo hanno trasformato ben presto da insegnante elementare a protagonista del dibattito ideologico e politico.
Leonardo Sciascia inizia la carriera politica come consigliere comunale di Palermo per il PCI (1975) e poi viene eletto deputato radicale al Parlamento nazionale (1979) e successivamente anche a quello europeo. La carriera letteraria comincia nel 1950 con un libretto, favole della dittatura, e prosegue con saggi vari e poesie fino ad approdare alla narrativa con Le parrocchie di Regalpietra (1956).
Da qui inizia la sua prolifica produzione letteraria fatta di racconti e romanzi spesso brevi centrati su temi di grande attualità e molto significativi. L’opera più nota “Il giorno della civetta” è del 1961 seguito dal “Consiglio d’Egitto“ del 1963, “Morte dell‘ìnquisitore” del 1964. Con “A ciascuno il suo” del 1966 ritorna al romanzo siciliano sulla mafia e negli anni settanta e ottanta da le sue prove migliori con “Il contesto” e ”Todo modo” optando per il genere narrativo del romanzo giallo a sfondo politico. Tutti gli interventi saggistici della sua opera confermano in Sciascia l’intellettuale più acuto e inquietante di quei decenni . (continua…)
Giuseppe Pitrè
Giuseppe Pitré (Palermo, 21 dicembre 1841 – Palermo, 10 aprile 1916) è noto principalmente per il suo lavoro nell’ambito del folclore regionale.
A Giuseppe Pitrè, il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari, la Sicilia deve essere grata perché la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d’informazioni nel campo del folclore, in cui nessuno ha raccolto “come e quanto” lo scrittore palermitano.
Giuseppe Pitrè, nella seconda metà dell’Ottocento, ha tracciato la via ad altri come Salvatore Salomone Marino e accolto nel suo tempo consensi vivissimi tra cui quelli di Luigi Capuana, che trovò materiale per le fiabe nel suo repertorio, Giovanni Verga, che trasse anche ispirazione per le “tinte schiette” e particolari usanze del suo mondo di umili e perfino per argomenti specifici d’alcune novelle come Guerra di Santi, dalla preziosa documentazione a cui Pitrè lavorò tutta la vita. (continua…)
Poesie siciliane di Giovanni Meli su Google Libri
Giovanni Meli (Palermo, 6 marzo 1740 – Palermo, 20 dicembre 1815) è stato un poeta e drammaturgo siciliano. Meli si cimentò col poemetto eroicomico Don Chisciotte e Sancio Panza, trasferendo in versi siciliani la trama del celebre libro dello spagnolo Miguel Cervantes. Biografia su Wikipedia
Un libro antico di poesie di Giovanni Meli digitalizzato da Google. Se volete, potete visitare la pagina Google Libri e scaricare il PDF.
Appunti del Viaggio in Sicilia di Patrick Brydone
Patrick Brydone nacque nella Scozia meridionale (e più precisamente nel Berwickshire), da Robert e Elizabeth Dysart. Il padre era un reverendo, ministro della chiesa scozzese, così come il nonno materno. Studiò all’Università di St Andrews fino a 18 anni, quando decise di interrompere gli studi pur non essendosi diplomato. Fuori dall’ambito universitario, si dedicò allo studio dell’elettricità seguendo l’esempio di Benjamin Franklin.
Nel 1763, Brydone si spostò in Francia. Lì, iniziò a lavorare come travelling tutor: avrebbe viaggiato in Europa, accompagnando in qualità di tutore dei ricchi giovani britannici. Nel 1764, si trasferì quindi in Svizzera e si stabilì a Losanna.
Alcuni appunti di Brydone del suo viaggio in Sicilia.
«Appena giunti a Palermo fummo stupiti di sentirci interpellare in inglese da alcuni giovani della nobiltà, ma la nostra sorpresa crebbe ancora quando scoprimmo che conoscevano benissimo molti dei nostri più celebri poeti e filosofi.
Abbiamo trovato in parecchie librerie opere di Milton, shakespeare, Dryden, Pope, Bacon, Bolingbroke, e non in traduzione ma nelle migliori edizioni originali.
La nostra lingua è ora talmente in voga che è considerata un importante complemento ad ogni educazione raffinata.
Molti nobili conoscono un po’ d’inglese e alcuni lo parlano addirittura correntemente benché non siano mai stati fuori dalla loro isola »
Patrick Brydone – A Tour through Sicily and Malta, London, 1773
Frammenti poetici di Stesicoro di Imera. Il poeta ordinatore di cori
Poeta lirico del VII-VI secolo a.C. contemporaneo di Saffo e Alceo. Il suo vero nome è Tisia, Stesicoro è il sopranome che gli fu assegnato e che vuol dire ordinatore di cori.
E’ considerato da molti il padre della poesia corale. Visse quasi tutta la sua lunga vita a Imera, forse la sua città natale ed è una delle più importanti figure della lirica greca; gli ultimi anni di vita li trascorse, pare, a Catania in esilio.
La sua attività poetica fu accompagnata da un forte impegno sociale e politico.
Secondo una leggenda tramandata da Aristotele, Stesicoro si trovava a Imera quando i suoi concittadini pensarono di affidare la difesa della propria città a Falaride, tiranno di Agrigento; per illustrare i pericoli di quella scelta, Stesicoro raccontò di un cavallo che, per mettersi al sicuro contro il cervo, suo tradizionale nemico, invocò l’aiuto dell’uomo; l’uomo lo protesse dal cervo, ma alla fine lo addomesticò e ne divenne padrone.
Della sua vastissima produzione di 26 libri, nella raccolta alessandrina ci sono rimasti solo pochi frammenti.
A ME NON DA QUIETE
Poi che raramente la Musa
allieta soltanto, ma rievoca
ogni cosa distrutta:
a me non dà quiete il dolce
sonante flauto dalle molte voci
quando comincia soavissimi canti.
(Trad. di Salvatore Quasimodo, Mondadori, 1965)
(continua…)
23 maggio 1992. Non dimenticare
Ilda Boccassini, in un’intervista a La Repubblica del maggio 2002 in occasione dell’affissione di targa in memoria di Giovanni Falcone al ministero della Giustizia: « Né il Paese né la magistratura né il potere, quale ne sia il segno politico, hanno saputo accettare le idee di Falcone, in vita, e più che comprenderle, in morte, se ne appropriano a piene mani, deformandole secondo la convenienza del momento.[...] Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono sempre affollati di “amici” che magari, con Falcone vivo, sono stati i burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e insinuazioni che lo ha colpito » (continua…)
Appunti del viaggio in Sicilia di Johann Wolfgang Goethe
“La località dove sorge il tempio è assai singolare: nel punto più alto di una valle lunga ed ampia; su di una collina isolata e, tuttavia, circondata da rupi: domina un’ampia distesa di campagna, che si spinge lontano, e
solamente un angolo di mare.
La campagna è avvolta da una quasi dolente fertilità; tutto il terreno è coltivato, ma non si vedono case.
Miriadi di farfalle aleggiano su cardi in fiore. Finocchi selvatici, secchi perché dello scorso anno, si elevano sino all’altezza di circa nove piedi, e così abbondanti ed in fila che, sovente, vien fatto di pensare di trovarsi di fronte ad un giardino sperimentale. Il vento sussurrava fra le colonne come fra gli alberi di un bosco, uccelli da preda si levavano, emettendo strida, dalle strutture del tempio…
Ai piedi del tempio, si trovano grossi frammenti di pietra cornice, ed il cammino verso Alcamo rivela rocce mescolate abbondantemente con detta pietra.
Di qua derivano i materiali silicei mescolati al terreno che lo rendono più soffice. Osservando le piante di finocchio in pieno rigoglio, ho notato differenze fra le foglie superiori e quelle inferiori, ma è sempre una medesima forma che si sviluppa dal semplice al composito. Qui sarchiano molto diligentemente, gli uomini percorrono il terreno in tutti i sensi, come accade durante una battuta di caccia.
Si vedono anche insetti. A Palermo avevo veduto solamente vermi, lucertole, sanguisughe, chiocciole dai colori non più belli che da noi; anzi soltanto grigie.”
Segesta 20 Aprile 1787 – Tratto da Viaggio in Italia di J. W. Goethe
Versi di Teocrito di Siracusa sull’amore
Teocrito è con ogni probabilità il maggiore poeta dell’età ellenistica, vero erede del genere bucolico creato da Stesicoro, ma anche poeta di versi amorosi e leggeri nella descrizione della società del suo tempo.
Contro l’amore non c’è
Rimedio alcuno, Nicia,
né unguento né polvere – io credo – lieve,
dolce farmaco.
Da te, persino l’anima mi farei bruciare, persino
L’occhio, che amo
Più di tutto
Mi tufferei da te, ti bacerei la mano
E bianchi gigli ti porterei
E il fragile papavero
Dai petali scarlatti.
Imparerò a nuotare
Così saprò perché
Vi è dolce abitare negli abissi.
Teocrito (SIRACUSA 310 a.C. -250 a.C )
Lettera alla Madre di Salvatore Quasimodo
Nel 1959 Salvatore Quasimodo fu insignito del premio Nobel per la letteratura con la motivazione:Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi. Quasimodo nacque a Modica nella parte meridionale della Sicilia. Girovagò molto al seguito del padre ferroviere rimanendo sempre legato alla terra d’origine come è possibile ricavare da molte sue composizioni. Per conoscere di più su Quasimodo clicca su questo link.
La sua Lettera alla madre è una composizione di raro lirismo. Non usa mai la parola mamma, bensì madre come a nobilitarne il significato sottraendolo alle smancerie che spesso si associano alla parola mamma. prima parla di sè stesso e della vita di stenti che vive a Milano; poi la ringrazia per averlo dotato di quel senso dell’ironia che aiuta ad affrontare gli stenti fino a salvare da pianti e da dolori.
«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. (continua…)
Empedocle – Sacrifici
SACRIFICI
Non cesserete dall’uccisione che ha un’eco funesta? Non vedete
che vi divorate reciprocamente per la cecità della mente?
Il padre sollevato l’amato figlio, che ha mutato aspetto, lo
immola pregando, grande stolto! e sono in imbarazzo coloro che
sacrificano l’implorante; ma quello, sordo ai clamori dopo averlo
immolato prepara l’infausto banchetto nella casa.
E allo stesso modo il figlio prendendo il padre e i fanciulli e
la madre, dopo averne strappata la vita, mangiano le loro carni.
(I Presocratici, vol.I, Laterza, 1969, Bari)
Empedocle – L’Occhio
L’OCCHIO
Come quando taluno pensando al suo cammino si apparecchia lume,
nella notte tempestosa, splendore di ardente fuoco,
adattando la lucerna che tutte le aure trattiene
e disperde il soffio dei venti impetuosi,
e la luce che fuori ne balza, quanto più è sottile,
rifulge nella casa con infaticabili raggi:
così allora il fuoco primevo costretto in membrane
e in tuniche sottili si appiattò nella rotonda pupilla;
ed esse erano traforate da meravigliosi canali
che il gorgo trattenevano dell’acqua intorno fluente,
ma fuori lasciavano passare il fuoco quanto più era sottile.
Discorso di Paolo Borsellino sui rapporti tra mafia e politica
L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.
Paolo Borsellino
L’Arte contro cosa nostra
Un periodico brasiliano, Terra Magazine, riporta la storia di Antonio Presti, un siciliano che con le sue iniziative fa dell’arte e della bellezza lo strumento di lotta contro la mafia. In seguito la traduzione italiana.
Da trent’anni Antonio Presti, un siciliano di 53 anni, ha trovato un modo originale per combattere il sistema mafioso che domina la sua isola. Per la sua lotta usa le iniziative culturali come arma principale.
Antonio spiega la sua filosofia:
“Regalo cultura e bellezza senza chiedere nulla in cambio. Fa parte della mia natura. Ma in Sicilia un comportamento di questo genere è sovversivo. Quando non chiedi nulla in cambio i porci mafiosi non possono eliminarti, i politici non possono censurarti e la Chiesa non può controllarti”.
Antonio parla mentre scende dalla magica piramide di acciaio costruita dal suo amico Mauro Stacciol in cima ad una montagna dalla quale si apre un paesaggio sensazionale con vista sul mar Tirreno e sulle isole Eolie. Racconta la sua storia con parole semplici senza entusiasmo. Con la tranquillità di chi sa che ha già vinto il campionato.
Nel 1982 Antonio Presti decise di investire la fortuna che ereditò dal padre per combattere il sistema mafioso dell’isola italiana. Inventò un modo semplice: investire nella cultura. La sua prima opera fu la Fiumara d’arte. Antonio ingaggiò artisti italiani e stranieri per realizzare sculture che ha poi donato ai Comuni della sua terra natale. (continua…)
Francesco Paolo Frontini, grande Maestro della musica siciliana
Nato in una Catania in grande fermento culturale, Tra ’800 e ’900, il grande maestro e compositore Francesco Paolo Frontini, ha saputo raccontare in musica la sua Sicilia, con la passioni di pochi. Amico di Verga, Capuana, De Roberto, di Hugo e Zola, senza tralasciare Rapisardi, Sciuti e anche Puccini, raggiunge il successo in Teatri come Torino, Milano, Bologna e tanti altri. Di lui racconta il Pitrè: “ Tra gli artisti e compositori dell’isola, Voi siete, se non il solo, uno dei pochissimi che comprendono la bellezza e la grazia delle melodie del popolo…”. Rapisardi in una lettera di ringraziamenti gli scrive: Grazie, caro sig. Frontini , della musica assai bella e caratteristica di che volle onorare la mia “Lauda di Suora”. ha saputo rendere l’intensa ascetica sensualità che li anima. Quel crescendo dell’ultima strofe, che si risolve in una frase larga e voluttuosa, a me pare d’un mirabile effetto; dà la viva immagine dell’orgia spirituale, a cui si abbandona una povera anima assetata d’amore e condannata a languire in un chiostro. Bravo, caro Sig. Frontini, ma proprio di cuore e augurandole pari al merito la fortuna, me le confesso. Aff.mo Mario Rapisardi. Ascoltiamo una delle sue Opere: (continua…)
Teoria della Sicilia di Manlio Sgalambro
Teoria del filosofo Manlio Sgalambro sulla Sicilia e i siciliani
Teoria del fisosofo siciliano, noto anche per le sue collaborazioni con Franco Battiato.
“Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza. Un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte questisola è vera.”
Manlio Sgalambro
Panaria Film. Dalle Eolie un sogno chiamato CINEMA
I ragazzi della Panaria, come i ragazzi di vai Panisperna. Un manipolo di pionieri sospinti da un’idea o piuttosto da un sogno: portare il Cinema in Sicilia, fare della Sicilia non solo uno scenario di riprese cinematografiche ma anche luogo di produzione. Il sogno si realizzò con la Panaria Film (con sede a Palermo in via Bandiera 11) ma ebbe breve durata. Di quel periodo compreso fra la metà degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta è rimasta una produzione che oggi ha il pregio di ciò che è a pieno titolo cultura: non vale solo per la terra d’origine ma anche e soprattutto perché documenta una stagione che non c’è più. (continua…)
A San Fratello per Pasqua i Giudei fanno festa
La Settimana Santa è sicuramente il momento più ricco di manifestazioni in Sicilia, la passione di Cristo e la sua resurrezione offre, in modi diversi e a volte singolari, tradizioni e riti che attirano la curiosità di tanta gente e non sempre vengono capiti fino in fondo. A San Fratello, piccolo comune sui Nebrodi, in provincia di Messina, rito fondamentale che prepara la morte di nostro Signore, e che vede coinvolta tanta parte dei suoi cittadini e la Festa dei Giudei. All’alba del Mercoledì Santo fino al venerdì, suggestivi giudei, invadono le vie con suoni e colori, che ricordano più il carnevale che la Pasqua. Assimilazione tra le più sbagliate. (continua…)
Il Giovedi Santo si visitano i sepolcri
Il Giovedì Santo per i siciliani è la giornata dedicata alla visita dei sepolcri. Si tratta di una pratica devozionale ancora viva e ben radicata anche in città grandi come Palermo e Catania. Consiste nella visita agli altari delle chiese addobbati con fiori e candele, ai piedi dei quali si depongono i lavureddi, grano, orzo, lenticchie e altri cereali che le donne fanno germogliare in casa al buio e decorano con nastri colorati. Il senso profondo di questa pratica rituale consiste nella propiziazione della rigenerazione del ciclo vegetale ed è coerente dunque, con il valore ultimo dei riti della Settimana Santa. Ci si reca presso i sepolcri generalmente a gruppi e l’uso più diffuso, attestato per molti centri dell’isola, prevede che se ne visitino in numero dispari. (continua…)
Malvasia delle Eolie e Carlo Hauner, storia d’amore
Singolare storia quella di Carlo Hauner e del suo vino. La storia di un bresciano di origine boema che, dopo aver girato il mondo, nel 1962 approda, per un invito casuale a Salina. Vi rimane per sempre. A Salina Hauner, ex architetto, pittore e disigner, noto in ambito internazionale, trova ispirazione per i suoi quadri e in quell’isola per pochi, come lui ama definirla, disegnandola tra le maree e cielo, gli si rivela l’incanto dell’ambrosia degli dei, il dolcissimo vino che persino l’Abate Meli nel settecento aveva fatto sognare. La produzione però è allo stremo: la fillossera aveva ridotto i vitigni Malvasia fino a farli quasi scomparire. (continua…)
Palermo Araba di Ibn-Haucal, luogo di delizie.
La Sicilia è un’ isola di sette giornate di cammino in lunghezza sopra quattro di larghezza; essa è coperta di monti e castelli, e di fortezze, abitata e coltivata dovunque. Palermo, la città più popolosa e più rinomata di quest’isola, è altresì sua metropoli. Situata sulle sponde del mare dal lato settentrionale, Palermo di divide in cinque quartieri distinti fra loro, quantunque poco lungi l’uno dall’altro. Il primo è la città circondata da un muro di pietra elevato e formidabile. La pinta oggi presenta un rettangolo situato sulla spiaggia del mare; in tempi assai remoti, il mare penetrava in questo luogo per mezzo di una laguna divisa in due rami (Fiumi Papireto e Kemonia). La città greco-fenicia fu fabbricata sulla lingua di terra compresa tra i due rami, il margine che rimaneva verso scirocco offri il sito ad un novello quartiere, ch’esisteva di già al tempo della prima guerra punica, la Khalessah o la Kalsa o Gausa d’oggidì. (continua…)




