Ustica è un’isola molto conosciuta sopratutto per la riserva marina, istituita nel 1982 ,che ne fa un vero paradiso sia per i sub che dei semplici amanti del mare incontaminato.
L’isola è di origine vulcanica ed ancora sono visibili antichi crateri ormai modificati dal mare che li ha trasformati in calette. Le coste sono frastagliate e ricche di grotte, anfratti, discese a mare molto ripide e scoscese ma ci sono anche comode calette per chi vuole un mare più accessibile.
L’isola è a 36 miglia a nord-nordovest di Palermo, e nelle giornate più serene è possibile vederne all’orizzonte il profilo caretteristico a tartaruga.
La riserva nacque dall’esigenza di salvaguardare un habitat marino molto bello ed incontaminato che ancora oggi è il fiore all’occhiello del mare Tirreno. Il fondale che circonda l’isola è molto tormentato con caverne lunghe e tortuose e secche improvvise che ospitano una varietà estrema di pesci e crostacei; sono presenti anche alghe rarissime tra cui la Laminaria. Ustica va scoperta abitandoci e vivendone il mare, unico nel suo genere. I pesci della riserva si fanno avvicinare e toccare dall’uomo. (continua…)
La Pasqua in Sicilia è una festa religiosa molto sentita e per questo, sopratutto nella settimana che precede la Pasqua,si celebrano riti il cui simbolismo religioso parla di rinnovamento e più propriamente di passaggio (Pasqua in ebraico significa “passaggio”) dalla morte verso la vita. Poichè la Settimana Santa cade tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera,il rinnovamento religioso celebrato dalla Pasqua è accompagnato dal risveglio della natura che in Sicilia è sempre spettacolare. La Settimana Santa comincia con la Domenica delle Palme e si conclude il giorno di Pasqua; durante questo periodo ogni rito si svolge secondo la tradizione cristiana in una commistione di elementi folkloristici e liturgici ufficiali dove sempre il “Bene” trionfa sul “Male”, “l’Angelo sconfigge il “Diavolo “e la “Morte viene sconfitta dalla” Vita”. La commemorazione della Passione e la Resurrezione di Gesù avviene attraverso forme di drammatizzazione antiche . Così la Sicilia diventa un immenso teatro appassionato in cui il dolore per la crocifisssione e la gioia per la resurrezione di Gesù vengono vissuti con grande partecipazione popolare.
La manifestazione più conosciuta del Venerdi Santo è la processione dei Misteri che si svolge a Trapani; il Giovedi Santo si ricordano la rappresentazione dei Misteri di Erice e Marsala.La Domenica delle Palme a Ganci si commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il Mercoledì a Caltanissetta si svolge il rituale della “Real Maestranza”, a Prizzi e San Fratello il ” Ballo dei Diavoli ” che vengono cacciati via durante una caratteristica lotta tra le forze del bene e del male. Il Giovedì Santo si visitano i Sepolcri, rito caro a tutta la cristianità, ma in alcune Chiese Siciliane le istallazioni sono delle vere opere d’arte.
Si dice “Essere contento come una Pasqua”. La Pasqua è una festa religiosa che porta gioia ed occasioni di svago per tutti. La natura si veste a festa e le tavole si imbandiscono di cibi gustosi e tipici della primavera. L’agnello è il piatto tipico della Pasqua insieme ad una grande varietà di dolci che danno molto lavoro a chi crede alla tradizioni e le segue ancora con devozione. A tale scopo si ricorda il detto”aviri chiu chiffari di lu furnu di Pasqua”.
L’agnello di Pasqua è anche un dolce di pasta reale che riproduce l’agnello (picuredda) con la sacra bandierina rossa tra le zampe accovacciato su un finto praticello che viene adornato con fiorellini di ostia multicolori e con confetti argentati. Il classico uovo di Pacqua di cioccolata con sorpresa che si trova nei negozi è la versione industriale dei biscotti con l’uovo sodo incluso, che riproducono uccelli e forme di squisita fantasia popolare ,che anticamente ,ma ancora oggi, si preparano in casa: si chiamano “”pupi cu l’ova” o aceddi cu l’ova o cuddura o anche cudduredda. (continua…)
Stromboli è l’isola piu settentrionale delle Eolie e si estende per 12,6 kmq. Nonostante l’intensa attività vulcanica che l’ha sempre caretterizzata è abitata da tempo immemorabile. Infatti l’isola è un vulcano attivo che ha origine a 1700 metri di profondità dei fondali marini ed emerge 926 metri dal mare.
Negli anni trenta dello scorso secolo la maggioranza degli abitanti emigrò in Australia ed America sia per un’attività vulcanica molto intensa e pericolosa che rendeva quindi invivibile l’isola, sia perchè l’agricoltura, che era la base della sua economia, era in crisi profonda.
Il regista Rossellini che la riportò all’attenzione del pubblico col film del 1949 “Stromboli terra di Dio”. Gli abitanti chiamano l’isola “Struognoli” ed anche “Iddu” che in siciliano significa “Lui”: questo secondo appellativo fa capire quanto forte sia sempre stato il timore verso questa terra, dalla natura così imprevedibile, da attribuirle una natura quasi divina. (continua…)
L’isola di Vulcano fa parte dell’arcipelago delle Eolie. La mitologia greca narra che su questa isola si trovassero le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro i cui aiutanti erano nientemeno che i terribili Ciclopi . Per i Romani Efesto era “Vulcano” da qui il nome dell’isola e del termine vulcano.
Nel suo territorio sono presenti tre formazioni vulcaniche: a nord la penisola di Vulcanello, a sud il massiccio del monte Aria ed al centro il Gran Cratere detto anche Cono di Vulcano. L’isola è frequentemente meta di turisti, affascinati dalla bellezza dei luoghi.
Vulcanello è una penisola che comprende la famosa spiaggia detta delle “sabbie nere“, molto suggestiva sopratutto per il contrasto cromatico con il cielo ed il mare di color turchese e la vegetazione fiorente. I crateri non sono attivi ma continua un’attività vulcanica sottomarina.
L’ultima eruzione è avvenuta nel 1888 – 1890, ma frequenti sono i segnali che comprovano una vitalità latente: ancora oggi si possono osservare alcuni fenomeni come fumarole, getti di vapore sia sulla cresta che sottomarini e la presenza di fanghi sulfurei.
A nord numerose fumarole continuano ad emettere acido borico, cloruro di ammonio, zolfo, che alimentano un complesso industriale per la produzione di zolfo. Le sorgenti termali che affiorano sulla spiaggia sono costituite da ampie fosse contenenti fanghi caldi in cui i turisti si immergono per fruire delle loro rinomate proprietà estetiche e terapeutiche .
Oggi il turismo è di gran lunga la fonte di reddito più consistente, affiancata all’attività principale dei residenti che consiste nella coltivazione dei vigneti.
Erice è la meta ideale per le gite pomeridiane dei trapanesi che, dopo una mattinata al mare, vogliono godersi un pomeriggio fresco e rilassante.
Erice è anche la residenza estiva di una numerosa schiera di affezionati che vi si reca in vacanza, andando ad abitare le sue case caratteristiche, per i cortili fioriti e per l’architettura medievale.
I cortili, che sono dei patii privati in cui si svolgeva la vita di una volta, permettevano di vivere all’aperto senza essere visti dalla strada. Oggi invece gli abitanti preferiscono rinunziare alla privacy e tenere gli accessi aperti per mostrare a tutti la bellezza delle scalette e dei muretti in pietra viva ornati di piante rampicanti e vasi di fiori variopinti. (continua…)
Tra le isole Eolie Salina è la seconda per estensione; attualmente conta circa 2300 abitanti. Tre sono i comuni: Santa Marina, Malfa e Leni. L’isola si trova a Nord- Ovest di Lipari da cui è separata da un canale. E’ formata da sei antichi vulcani e possiede il rilievo più alto dell’arcipelago: il monte “Fossa delle Felci” di 961 metri. Il “Monte dei Porri“, alto 860 metri conserva la tipica forma conica.
L’attuale nome deriva da un laghetto, che si trova nella frazione di Lingua del Comune di S. Marina di Salina, dal quale anticamente si estraeva il sale.
Sono stati ritrovati resti di insediamenti risalenti all’età del bronzo. Nei secoli passati vi sono state alternanze di periodi di totale abbandono ed altri di forte presenza umana. Nei pressi di SantaMarina sono stati ritrovati reperti che testimoniano di un notevole insediamento attorno al IV secolo a.C., mentre durante il VII secolo d.C., Salina fu una delle isole dell’arcipelago più popolate, essendo i vulcani di Lipari ancora in attività.
Durante le invasioni arabe fu abbandonata finché, attorno al XVII secolo tornò a ripopolarsi. Salina è l’isola più fertile delle Eolie perchè ricca d’acqua; si coltivano sopratutto uve pregiate da cui si ricava la “Malvasia delle Lipari“, un vino di sapore dolce e dal profumo inimitabile. Il cappero, una volta pianta selvaggia ma oggi coltivata intensamente, produce frutti aromatici che raccolti e conservati sotto sale vengono esportati in tutto il mondo. (continua…)
Lipari è l’isola più grande dell’arcipelago delle Eolie. Ha circa 10.000 abitanti che nel periodo estivo aumentano notevolmente sia per la presenza dei turisti stanziali che di quelli di passaggio.
Si estende per 37,6 Kmq; anticamente era conosciuta come “Lipara” che in Greco antico significa grasso e quindi per estensione ricco e fertile. L’isola si trova al centro dell’arcipelago tra Vulcano a sud e Salina a nord ed è equidistante dalle altre isole.
Come tutte le isole dell’arcipelago ha un’origine vulcanica e si notano parecchi crateri estinti. La massima altitudine è di mt 602.
Il centro abitato ha un asse principale conosciuto con il nome di “Corso” ed in esso si trovano tantissimi negozi, il lungomare è chiamato Marina Lunga ed è una fraziome di Lipari centro.
Il Castello che sovrasta il centro abitato è di origine greca con aggiunte successive in epoca medioevale e spagnola. La cattedrale, di origine normanna, è stata rimaneggiata nei secoli successive e la facciata attuale è in stile baroccheggiante. (continua…)
Niscemi, cittadina che sorge presso i ruderi dell’antica Nixenum, è un centro caratteristico per la struttura architettonica – urbanistica a scacchiera. Da Niscemi è possibile ammirare un bellissimo panorama sia sulla piana di Gela che sul mare.
l belvedere è una terrazza panoramica che offre una magnifica vista sulla piana di Gela e sulla vallata del fiume Maroglio. È uno dei più bei panorami della Sicilia. Fu costruito in stile barocco, all’inizio del XIX secolo, ed è a forma rotondeggiante contornata da ringhiera e panche in ferro battuto; è definito u tunnu (cioè “la rotonda”) e rappresenta la meta finale della passeggiata nel centro storico.
Nella zona sottostante al belvedere hanno recentemente costruito un viale dedicato all’aviatore italiano Angelo D’Arrigo, offrendo sempre di più una vista panoramica sulla piana di Gela.
A chi non è capitato di ricevere ospiti desiderosi di girare Palermo ma …in una sola giornata? A me tante volte! La prima volta, ero ancora giovane, sono stata presa alla sprovvista e mi sono un po’ impappinata, ma ora dopo tanti anni e tante esperienze sono una veterana! In poche ore sono capace di dare in maniera apprezzabile un’idea chiara della storia della città e dei suoi monumenti, e mi fanno pure i complimenti!
Giriamo in macchia ovviamente, per vedere il massimo di tutto, e ci scappa pure una puntatina a Monreale e a Mondello. Non è che sono particolarmente brava è che sicuramente chi mi ascolta coglie dalle mia parole tutto l’amore che nutro per la mia terra ed in particolare per Palermo “città felicissima” per chi è di passaggio, meno per chi ci deve stare o sceglie di starci! Ma questo vale per ogni posto del mondo, credo. (continua…)
Fino a non molti anni fa era abbastanza frequente che ad una “fuitina” sentimentale seguisse un matrimonio riparatore; pertanto quando due innamorati si volevano sposare anche contro la volontà dei genitori ricorrevano a questa “irreparabile fuga” d’amore che metteva tutti davanti al fatto compiuto e quindi volenti o nolenti i rancori si dissipavano soprattutto se la fanciulla fedifraga già era in attesa di un figlio. Si diceva anche “fare carrozzella perché la fuga in tempi lontani avveniva a bordo di una carrozzella affittata per l’occasione. Qualche volta, anzi spesso, negli stati sociali più disagiati era il mezzo per convolare a giuste nozze saltando la fase parativa e festosa, la cui spesa non era affrontabile dalle famiglie. Spesso però la sposa (solo lei però) per tutta la vita era indicata come quella che aveva fatto la fuitina. (continua…)
Due cose ricorderò sempre della mia città natale …i tramonti infuocati sul mare che potevo osservare dalla terrazza di casa mia ed i “viaggi” alla Madonna di Trapani!
Ogni sabato mia madre aveva la devozione di recarsi al Santuario dell’Annunziata, (cosa che fanno da secoli i devoti Trapanesi) e mi costringeva a seguirla in questo breve pellegrinaggio che sconvolgeva i miei programmi pomeridiani.
Dapprima riluttante, ma in seguito consenziente, mi recavo con la mamma presso il Santuario dell’Annunziata, in via Pepoli, un po’ oltre il bivio con via Fardella.
Si narra che il Santuario fu eretto tra il 1315 ed il 1332 per volontà della Madonna stessa. Infatti in quel tempo sul piano del porto si trovava da tempo una cassa di legno, arrivata non si sa da dove, che veniva utilizzata come sedile: uno storpio che si era seduto aveva riacquistato l’uso delle gambe ed un cieco era tornato a vedere. Aperta la cassa si era scoperto che conteneva la statua marmorea di una Madonna col bambino. (continua…)
Palermo è veramente sempre bella! Se c’e il sole tutto splende, se piove è bella lo stesso perché l’aria acquista un nitore che rende i contorni delle cose più vivi ed evidenti.
Una mattina di un luglio caldo e polveroso di qualche anno fa ero andata con i miei figli, allora piccoli, a visitare il centro storico dove avevo vissuto da ragazza. Giravamo in macchina attraversando molte strade: alcune strette e un po’ malconce. Raccontavo ai miei bambini storie sui luoghi che percorrevamo: via Maqueda, il Cassaro, i mercati rionali e la loro origine.
Credo che si annoiassero un po’. Tutto sommato erano ancora piccoli ma io desideravo che imparassero a conoscere e ad amare la loro città. Andiamo a prendere il gelato al bar dell’università?
Siiiiiiii! Gridarono e…….. con il cono in mano ci dirigemmo verso Casa Professa. Rimasero incantati…..e timorosi per tanto fasto e bellezza, e vollero sapere tutto quello che conoscevo della Chiesa. Raccontai loro che la Chiesa risaliva al tardo cinquecento, che per costruirla c’erano voluti moltissimi anni, che le decorazioni che tanto li colpivano erano intarsi marmorei in stile barocco opera di artisti molto importanti.
Poche notizie alla loro portata che suscitarono una serie di domande che mi trovarono impreparata.
Da allora, prima di portarli a visitare qualche chiesa o monumento, mi sono sempre preoccupata di dare una rinfrescatina alle mie conoscenze in merito. I bambini sanno essere esigenti!
Il Castello o anche Palazzo della Zisa oggi inteso semplicemente la Zisa, prese il nome dall’arabo al-ʿAzīza, ovvero “la splendida”.
Il Castello della Zisa è l’esempio più rappresentativo di architettura fatimida di età Normanna.
La costruzione dell’edificio fu iniziata nel 1165 da Guglielmo I detto “il Malo” e fu portata a termine dal figlio Guglielmo II detto “il Buono” intorno al 1175.
Scrive Michele Amari nella sua Storia dei musulmani in Sicilia: “Guglielmo … rivaleggiando col padre … si mosse a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso di que’ lasciatigli da Ruggiero. Il nuovo edifizio fu murato in brevissimo tempo con grande spesa e postogli il nome di al-ʿAzîz, che in bocche italiane diventò «la Zisa» e così diciamo fin oggi” (continua…)
Quando arrivai a Palermo per gli studi universitari scoprii con mia grande meraviglia che il collegio che i miei genitori avevano scelto per me era situato in un vecchio edificio che si affacciava su piazza Pretoria alias “chianu da vriogna”.
Sulle prime mi diede fastidio perché c’era sempre qualche stupido che ci ironizzava sopra, ma il vicino sessantotto ci aveva resi tutti più attenti a cose più importanti e quindi ben presto non ci feci piu caso.
Mi incuriosiva però questa fontana; qualcuno la notte si divertiva a panneggiare con stracci o carta le pudende delle statue che nude si offrivano all’ammirazione dei passanti e dei turisti.
Andai quindi in biblioteca e scoprii che nel 1554 la fontana era stata venduta al Senato Palermitano dal figlio di Pietro di Toledo che l’aveva ordinata allo scultore Francesco Camillani per la sua villa Fiorentina. Per la somma di 30mila scudi la fontana (644 pezzi) approdò a Palermo e nel 1574 fu il figlio dello scultore che venne a collocarla. I lavori di sistemazione furono accurati e così venne realizzata la piazza, come oggi si vede, e divenne ben presto motivo di vanto per i palermitani.
Ho una serie di foto che noi studentesse ci scattavamo sulle scalette di accesso alla fontana la domenica mattina quando i cancelli venivano aperti al pubblico. Infatti la fontana era protetta da una inaccessibile cancellata, opera di Filippo Basile. Era una maniera per trasgredire e fare arrabbiare le più schizzinose. A quei tempi le cose andavano così.