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	<title>Blog Sicilia &#187; Ciccio</title>
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	<description>Un Blog che racconta la Sicilia</description>
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		<title>Ricetta per la preparazione della pasta con le sarde</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 07:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pasta con le sarde è senza dubbio il piatto più amato dai palermitani, l’equivalente che per i baresi è il riso, patate e cozze.
Gli ingredienti principali per la preparazione del condimento della pasta con le sarde sono ovviamente le sarde e il finocchino di montagna. Sotto questo profilo è un piatto mare e monti.
La preparazione è laboriosa, ma di gusto irripetibile. Può essere un piatto unico in base alla quantità di sarde utilizzate per la preparazione. Si raccomanda di usare la pasta del formato bucatini o bucati.
Alcuni ristoranti includono ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11579" title="Pasta con le sarde" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/08/Pasta-con-le-sarde.jpg" alt="Pasta con le sarde" width="405" height="298" />La <strong>pasta con le sarde</strong> è senza dubbio il piatto più amato dai palermitani, l’equivalente che per i baresi è il riso, patate e cozze.</p>
<p>Gli ingredienti principali per la preparazione del condimento della <strong>pasta con le sarde</strong> sono ovviamente le <strong>sarde</strong> e il <strong>finocchino di montagna</strong>. Sotto questo profilo è un piatto mare e monti.</p>
<p>La preparazione è laboriosa, ma di gusto irripetibile. Può essere un piatto unico in base alla quantità di sarde utilizzate per la preparazione. Si raccomanda di usare la pasta del formato <strong>bucatini</strong> o <strong>bucati</strong>.</p>
<p>Alcuni ristoranti includono la <strong>pasta con le sarde</strong> nel loro menu. Per esperienza personale devo affermare che il risultato che si ottiene preparandolo a casa è di norma molto superiore.<span id="more-10044"></span><br />
La <strong>ricetta</strong> per la preparazione della <strong>pasta con le sarde</strong> è soggetta, come tutte le ricette di cucina, a numerose varianti. C’è anche la cosiddetta pasta con le “<strong>sarde a mare</strong>”, cioè senza sarde, ma permetteteci di considerarla un’eresia e quindi di non occuparcene. Veniamo alla preparazione.<img class="alignright size-full wp-image-11580" title="Sarde" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/08/Sarde.jpg" alt="Sarde" width="364" height="515" /></p>
<h3>Ingredienti per 8 persone</h3>
<p>1 kg di finocchietti di montagna, 1 Kg di sarde, 800 g di pasta (bucatini o bucati), 2 cipolle tritate, 6 acciughe, 50 g di pinoli, 50 g di uvaetta passa, 50 g, di mandorle abbrustolite, 100 g di pane grattugiato, un pizzico di zafferano, olio d&#8217;oliva, sale.</p>
<h3>Preparazione</h3>
<p>Lessare i finocchietti in acqua un po&#8217; salata, dove poi si farà cuocere la pasta.<br />
Lavare le sarde, tog1iere la testa e la spina centrale, lasciandole aperte unite per il dorso. Tritare i finocchietti e soffriggerli con le cipolle tritate, le acciughe alle quali è stata tolta la lisca, i pinoli, lo zafferano, l&#8217;uva passa, l&#8217;o1io e metà delle sarde. Lessare i bucatini nell&#8217; acqua dei finocchietti, scolateli e amalgamateli con due terzi del condimento prima preparato. Mettere tutto in un tegame, coprire con il resto delle sarde aggiunte alla salsa non utilizzata, cospargere di mandorle abbrusto1ite e tritate e infornare per 10 minuti.<br />
Prima di servire lasciate raffreddare per almeno 15 minuti.</p>
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		<title>La politica siciliana e la storia dei carciofi</title>
		<link>http://www.blogsicilia.eu/la-politica-siciliana-e-la-storia-dei-carciofi/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 14:11:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[
All&#8217;inizio degli anni &#8217;80 fui invitato ad una riunione nella quale doveva essere presentato il nuovo responsabile del Partito Comunista Italiano per l&#8217;area delle Madonie.
Come sede fu scelta la sede di un&#8217;associazione di artigiani.
L&#8217;economia del paese poggiava in prevalenza sulla coltivazione del carciofo.
L&#8217;introduzione del responsabile locale dell&#8217;associazione e gli interventi successivi ruotarono tutti attorno alla crisi che colpiva il settore. Non è detto in effetti che la crisi ci fosse davvero in quanto in Sicilia, e forse non solo in Sicilia, gli agricoltori si lamentano sempre.
La discussione andava avanti con ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://farm4.static.flickr.com/3283/2976363310_1d6a9d27ef_m.jpg"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3283/2976363310_1d6a9d27ef_m.jpg" alt="" width="229" height="240" /></a></h3>
<p>All&#8217;inizio degli anni &#8217;80 fui invitato ad una riunione nella quale doveva essere presentato il nuovo responsabile del Partito Comunista Italiano per l&#8217;area delle Madonie.</p>
<p>Come sede fu scelta la sede di un&#8217;associazione di artigiani.</p>
<p>L&#8217;economia del paese poggiava in prevalenza sulla coltivazione del carciofo.</p>
<p>L&#8217;introduzione del responsabile locale dell&#8217;associazione e gli interventi successivi ruotarono tutti attorno alla crisi che colpiva il settore. Non è detto in effetti che la crisi ci fosse davvero in quanto in Sicilia, e forse non solo in Sicilia, gli agricoltori si lamentano sempre.</p>
<p>La discussione andava avanti con il predestinato a rappresentare il PCI che dimostrava sempre più segni di insofferenza.</p>
<p>Quando per lui la misura fu colma, sbottò: &#8220;Compagni, io sono venuto per parlare di politica, non di carciofi&#8221;.</p>
<p>Ho voluto ricordare questo episodio perchè proprio in quel periodo cominciavano a manifestarsi con chiarezza i segni del distacco della politica dai biosgni della gente. Una vera mutazione che invertiva il processo &#8220;dai carciofi alla politica&#8221; nel processo &#8220;dalla politica ai carciofi&#8221;. La politica tendeva a diventare una categoria autonoma e indipendente dai bisogni della gente. Si spegneva la capacità di ascolto.<span id="more-7213"></span></p>
<p>Quel processo purtroppo ancora non si è arrestato. La disaffezione per la politica è cresciuta e ne stiamo pagando un prezzo molto alto.</p>
<p>Che le nuove generazioni riportino la politica al servizio del cittadino e non com&#8217;è adesso, i cittadini al servizio della politica.</p>
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		<title>Caponata siciliana di melanzane</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 08:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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Caponata siciliana, una storia lunga 1000 anni
Quando il 17 giugno dell&#8217;827 gli arabi sbarcarono a Capo Granitola in prossimità di Mazara del Vallo iniziando la conquista della Sicilia, dove sarebbero rimasti fino al 1091 con la caduta di Noto, non potevano sapere che i segni del loro passaggio avrebbero inciso tanto profondamente anche sulla gastronomia siciliana.
Tra i prodotti e i costumi che gli arabi hanno portato in Sicilia c&#8217;è la melanzana, un ortaggio non conosciuto prima della loro invasione.
Questo ortaggio che sta alla base di molte ricette di cucina siciliane ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-13339" title="caponata siciliana melanzane" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/07/caponata-di-melanzane.jpg" alt="caponata di melanzane" width="450" height="338" /></p>
<h3>Caponata siciliana, una storia lunga 1000 anni</h3>
<p>Quando il 17 giugno dell&#8217;827 gli arabi sbarcarono a Capo Granitola in prossimità di Mazara del Vallo iniziando la conquista della Sicilia, dove sarebbero rimasti fino al 1091 con la caduta di Noto, non potevano sapere che i segni del loro passaggio avrebbero inciso tanto profondamente anche sulla gastronomia siciliana.<br />
Tra i prodotti e i costumi che gli arabi hanno portato in Sicilia c&#8217;è la melanzana, un ortaggio non conosciuto prima della loro invasione.<br />
Questo ortaggio che sta alla base di molte ricette di cucina siciliane è l&#8217;ingrediente fondamentale della caponata di melanzane.<br />
L&#8217;altro ingrediente molto importante, il pomodoro, ce lo avrebbe portato Cristoforo Colombo al ritorno  dalle Americhe circa 700 anni dopo.<span id="more-8999"></span><img class="alignleft" title="melanzane" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/fb/Aubergine.jpg/220px-Aubergine.jpg" alt="" width="190" height="124" /><img class="alignright" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/5e/TomateSanMarzano.jpg/250px-TomateSanMarzano.jpg" alt="" width="120" height="160" /><br />
Gli altri ingredienti, cipolle, olive, capperi, sedano, aceto e zucchero erano già tutti disponibili. La melanzana o &#8220;mela insana&#8221;  così chiamata a causa della solanina che le conferisce il tipico sapore amarognolo leggermente tossico e il pomodoro, ovvero &#8220;pomo o mela d&#8217;oro&#8221;, completarono il cesto degli ingredienti.<br />
Le varianti conosciute della caponata di melanzane sono quasi 50. Qui presenteremo quella più diffusa.<br />
Le prime notizie che si hanno sulla caponata di melanzane risalgono al 1700, quindi a quasi 1000 anni dallo sbarco della melanzana in Sicilia.</p>
<p>La caponata di melanzane è un antipasto che può essere consumato anche come piatto unico accompagnato da un buon pane cotto in forno a legna e vino bianco fresco.</p>
<p>La caponata di melanzana si prepara così.<br />
Gli ingredienti e le loro quantità possono essere aumentati o ridotti mantenendo le proporzioni.</p>
<p>8 melanzane di stagione del tipo oblungo del peso di 2 Kg<br />
700 grammi di cipolle rosse<br />
700 Kg di pomodoro di salsa<br />
300 grammi si olive bianche snocciolate<br />
30 grammi di capperi sotto sale<br />
300 grammi di sedano<br />
olio extra vergine di olive<br />
1 bicchiere di aceto di vino<br />
2 cucchiai di zucchero</p>
<p>Lavate le melanzane, tagliatele a cubetti, cospargetele di sale e lasciatele spurgare dentro uno scolapasta per non meno di 1 ora.<br />
Trascorso questo tempo, asciugatele con un panno e mettetele a friggere, completamente in immersione in olio extra vergine di oliva.<br />
Con riguardo all&#8217;uso del pomodoro esistono due alternative. Si prepara la salsa e la si mette da parte per utilizzarla successivamente; oppure si immerge il pomodoro nell&#8217;acqua bollente fino a che la pellicola esterna non si stacca dalla polpa. Quindi si lascia raffreddare, lo si spela, si libera dai semi e si frulla. Nel primo caso otterremo un sapore più intenso, nel secondo un gusto più delicato.<br />
Farete sbollentare anche il sedano tenendolo 2-3 minuti in acqua bollente.</p>
<p>Usate i tempi morti della frittura delle melanzane per:<br />
- lavare bene i capperi liberandoli dal sale;<br />
- tagliare il sedano a pezzettini della misura di quadratini di 1 centimetro di lato;<br />
- dividere ogni oliva in 2-3 pezzetti;<br />
- tagliare la cipolla finemente;<br />
- aggiungere 2 cucchiai colmi di zucchero ad un bicchiere di aceto e mescolare finché lo zucchero non si sia sciolto completamente.</p>
<p>Una volta completata la frittura delle melanzane, mettete la cipolla con olio abbondante in un tegame, coprite e lasciate soffriggere con la fiamma più bassa possibile.<br />
Appena il soffritto è pronto aggiungere le melanzane, il pomodoro, il sedano, le olive, i capperi versando infine l&#8217;aceto zuccherato.Rimescolare bene e lasciare sul fuoco sempre molto lento per 15 minuti.<br />
Lasciare raffreddare e servire. Può essere conservata in frigorifero.</p>
<p>Nel caso vogliate conservarne una parte da mangiare successivamente, mettetela ancora calda in barattoli di vetro con tappo a chiusura ermetica, e lasciateli bollire completamente immersi in acqua per 20 minuti. Lasciateli in acqua finché questa non si è raffreddata naturalmente e riponete i vasetti in dispensa.</p>
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		<title>Ricetta Arancini Siciliani</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 20:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arancini siciliani
In un Video di un minuto e mezzo vediamo la preparazione delle arancine (così di chiamano a Palermo) o arancini (così nel resto del mondo) siciliani.
Il traghetto delle Ferrovie dello Stato che collega la Sicilia con il resto dell&#8217;Italia aveva un piccolo luogo di ristoro dove i passeggeri potevano prendere un caffé o mangiare una fumante arancina. Per chi lasciava la Sicilia rappresentava l&#8217;ultima occasione per gustare una delle più rinomate prelibatezze della cucina siciliana, per coloro che da Villa San Giovanni si dirigevano verso Messina era il preludio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft" title="ricetta arancine siciliane" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/arancine-palermitane.jpg" alt="arancini siciliani" width="400" height="274" />Arancini siciliani</h3>
<p>In un Video di un minuto e mezzo vediamo la preparazione delle <strong>arancine</strong> (così di chiamano a Palermo) o <strong>arancini</strong> (così nel resto del mondo) siciliani.</p>
<p>Il traghetto delle Ferrovie dello Stato che collega la Sicilia con il resto dell&#8217;Italia aveva un piccolo luogo di ristoro dove i passeggeri potevano prendere un caffé o mangiare una fumante <strong>arancina</strong>. Per chi lasciava la Sicilia rappresentava l&#8217;ultima occasione per gustare una delle più rinomate prelibatezze della cucina siciliana, per coloro che da Villa San Giovanni si dirigevano verso Messina era il preludio degli straordinari sapori che nei giorni successivi avrebbero potuto gustare durante il soggiorno.<span id="more-6901"></span></p>
<p>Così, non appena il vagone nel quale si viaggiava veniva sganciato, tutti di corsa verso il piccolo bar ad acquistare almeno una <strong>arancina</strong>.</p>
<p>Sono passati molti anni da quando ho attraversato lo Stretto con il Ferry-boat delle Ferrovie e ignoro se vige ancora questo rito. Se così fosse ecco un motivo per dire no al Ponte sullo stretto.</p>
<p>Le arancine, in Sicilia, si possono trovare in qualsiasi bar o quasi e nelle cosiddette friggitorie. Quasi ovunque sono di ottima fattura. Tenete presente che vanno mangiate ancora calde. Se non lo sono, rinunciatevi e rinviate l&#8217;assaggio ad una occasione successiva.</p>
<p>Il racconto di Andrea Camilleri &#8220;Gli <strong>arancini</strong> di Montalbano&#8221; vede il protagonista, appunto il famoso commissario, indispettito perché un viaggio a Parigi concomitante con la preparazione degli <strong>arancini</strong> da parte della signora Adelina, lo avrebbe privato di un tale piacere.</p>
<p>Certamente una esagerazione, ma tuttavia un mdo efficace per rappresentare la bontà di questa leccornia.</p>
<h3>Videoricetta degli arancini siciliani</h3>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="650" height="500" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/guAHHnJcuTQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="650" height="500" src="http://www.youtube.com/v/guAHHnJcuTQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>La Palermo gentile del senatore Schifani</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 11:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervistato mentre rendeva omaggio al povero Enzo Fragalà, il presidente del Senato Renato Schifani ha detto che questa non era la sua Palermo, la Palermo gentile che lui conosceva. Vorremmo che questa Palermo egli ce la raccontasse con più dettagli; la sua Palermo pulita, ordinata, laboriosa,  liberata dal pizzo e dalla corruzione, dove chi prova soltanto a prevaricare sugli altri viene immediatamente isolato e punito. Sembrava di rileggere “Davanti a San Guido” di Giosuè Carducci, la mirabile composizione nella quale il poeta rivive con nostalgia i momenti spensierati della sua ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervistato mentre rendeva omaggio al povero Enzo Fragalà, il presidente del Senato Renato Schifani ha detto che questa non era la sua <a title="Post marcati con Palermo" rel="tag" href="http://www.gallito.eu/tag/palermo/">Palermo</a>, la <a title="Post marcati con Palermo" rel="tag" href="http://www.gallito.eu/tag/palermo/">Palermo</a> gentile che lui conosceva. Vorremmo che questa <a title="Post marcati con Palermo" rel="tag" href="http://www.gallito.eu/tag/palermo/">Palermo</a> egli ce la raccontasse con più dettagli; la sua <a title="Post marcati con Palermo" rel="tag" href="http://www.gallito.eu/tag/palermo/">Palermo</a> pulita, ordinata, laboriosa,  liberata dal pizzo e dalla corruzione, dove chi prova soltanto a prevaricare sugli altri viene immediatamente isolato e punito. Sembrava di rileggere “Davanti a San Guido” di Giosuè Carducci, la mirabile composizione nella quale il poeta rivive con nostalgia i momenti spensierati della sua infanzia. Soltanto che, a meno che il senatore non sia ultracentenario ed abbia ricordi di tempi nei quali noi non c’eravamo e dei quali non possiamo portare testimonianza, la <a title="Post marcati con Palermo" rel="tag" href="http://www.gallito.eu/tag/palermo/">Palermo</a> da lui evocata esiste soltanto nella sua immaginazione o nei suoi sogni. Dalla seconda carica dello Stato, peraltro cittadino palermitano, c’era da attendersi qualcosa di meglio che un pò di trita retorica.</p>
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		<title>Renzino Barbera, i siciliani e gli alimenti di Veronica Lario</title>
		<link>http://www.blogsicilia.eu/renzino-barbera-i-siciliani-e-gli-alimenti-di-veronica-lario/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Renzino Barbera, scomparso da meno di un anno, era discendente di una famiglia di industriali palermitani che producevano e imbottigliavano olio d&#8217;oliva  fin dalla fine dell&#8217;800. La storia degli Oleifici  Barbera fin dalle origini è la storia di un&#8217;industria a conduzione familiare. Renzino, all&#8217;anagrafe Lorenzo, che apparteva alla terza generazione della storia industriale della famiglia, era un ragazzo geniale ed irrequieto; chi lo ha conosciuto aggiunge anche spigoloso. Egli venne presto in conflitto con il padre e scelse la strada a lui più congeniale, quella dell&#8217;arte. Fu poeta e cabarettista di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Renzino Barbera, scomparso da meno di un anno, era discendente di una famiglia di industriali palermitani che producevano e imbottigliavano olio d&#8217;oliva  fin dalla fine dell&#8217;800. La storia degli <a href="http://www.oliobarbera.it/index.php?option=com_frontpage&amp;Itemid=1">Oleifici  Barbera</a> fin dalle origini è la storia di un&#8217;industria a conduzione familiare. Renzino, all&#8217;anagrafe Lorenzo, che apparteva alla terza generazione della storia industriale della famiglia, era un ragazzo geniale ed irrequieto; chi lo ha conosciuto aggiunge anche spigoloso. Egli venne presto in conflitto con il padre e scelse la strada a lui più congeniale, quella dell&#8217;arte. Fu poeta e cabarettista di successo, non allontanandosi però del tutto dall&#8217;azienda di famiglia, al cui sviluppo contribuì con lungimiranti scelte nel marketing e nella comunicazione. <img title="Continua..." src="http://www.gallito.eu/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-12864"></span><br />
Ecco adesso il legame tra alcuni aspetti del carattere dei siciliani, una poesia di Renzino Barbera e la disputa per gli alimenti tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi il cui nocciolo sta nel &#8220;quantum&#8221;; lei chiede 3 milioni di euro al mese, lui è disposto a mollarne non più di 300 mila. Si tratta di cifre che moltissimi siciliani non riescono a guadagnare in una vita intera.<br />
Qualche giorno addietro, alla fermata del bus, due signori di mezza età discutevano appunto su chi, tra Silvio e Veronica, fosse dalla parte del giusto. Ad occhio, il più ben messo tra i due avrà avuto un reddito di 2 mila euro al mese, magari con casa di proprietà e quindi senza affitto da pagare. La loro era quindi una discussione da altro pianeta visto che il motivo del disaccordo era soltanto circoscritto a chi dei due avesse il diritto di prevalere. Tuttavia i due signori discutevano con sincera passione e, nell&#8217;attesa del bus che tardava, finirono con il coinvolgere nella loro discussione altri signori e signore che a loro volta parteggiavano chi per il marito chi per la moglie.<br />
Questa disputa, alla quale non partecipai più che per scelta per innata timidezza, mi ricordò una poesia, della quale mi rammarico di non essere riuscito a trovare il testo, scritta appunto da Renzino Barbera verso la fine degli anni sessanta.<br />
In questa poesia si racconta di un signore che in piena estate attraversa in automobile la piazza di un paese dell&#8217;interno della Sicilia e si ferma vicino ad un gruppo di anziani signori che discutevano animatamente tra di loro, per avere informazioni sulla strada migliore da seguire per raggiungere il paese a cui era diretto. I signori sono cortesissimi, si mettono subito a disposizione, gli danno anche una infinità di informazioni non richieste quali il bar dove servono la migliore granita di limone o la pensione dove potrà trascorrere la notte. Si stabilisce tra di loro una tale familiarità che il viaggiatore si azzarda a chiedere se le loro discussioni così animate dipendessero da qualche grosso problema che non riuscivano a risolvere.<br />
Certo che abbiamo problemi! rispondono quasi in coro, ma quelli li risolviamo ognuno per conto proprio; qui discutiamo giusto per discutere. Separare la sfera pubblica da quella privata non è prerogativa unica dei siciliani, sol che in Sicilia anche parlare di cose alle quali non si è minimamente interessati può portare a contrasti che possono sfociare in risse.<br />
C&#8217;è da ritenere che i veri interessi dei due signori alla fermata del bus fossero ben diversi dall&#8217;entità del vitalizio che avrebbe percepito Veronica, tuttavia essi ne discutevano, riuscendo a coinvolgere anche altri nella discussione, come se ciò potesse incidere sulla loro vita futura.<br />
Sul vitalizio voglio dire anche la mia. Io sto dalla parte di Veronica, non perché abbia qualcosa contro il marito, al quale invidio soltanto la disponibilità di un pittore che ogni mattino, con pazienza certosina, gli dipinge in testa tanti bei capelli senza lasciarne neppure uno fuori posto; ma perché, mettendomi nei panni della povera divorzianda immagino i disagi nei quali verrebbe a trovarsi se un giorno uno dei figlioli le chiedesse in dono una Ferrari e lei  per esaudire il desiderio dovesse rimanere per la parte restante del mese senza la possibilità di acquistare neppure un panino da McDonald&#8217;s.</p>
<p style="text-align: justify;"><span><span style="font-size: 10pt;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><br />
</span></span></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" height="486" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/IsPCJEU39Cg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="486" src="http://www.youtube.com/v/IsPCJEU39Cg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>In Sicilia i politici fanno ridere più dei cabarettisti</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ficarra e picone]]></category>
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		<description><![CDATA[La politica come cabaret
Sdrammatizzare serve anche a sopravvivere. Senza una certa dose di senso dell’humor, la vita potrebbe diventare assolutamente invivibile.
I comici assolvono a questa necessità. I loro paradossi servono a trasformare la tragedia in farsa mettendone in luce gli aspetti più grotteschi.
Provate ad ascoltare il monologo di Giovanni Cacioppo “Il lavoro in Sicilia” oppure quello di Teresa Mannino “I siciliani e i milanesi” o ancora la gag del Gruppetto sul “Dramma della famiglia Lo Cicero per le ambizioni insane della figlia” e scoprirete con che gusto ed inventiva il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft size-full wp-image-12011" title="300px-Palermo-Castle-bjs-1" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/300px-Palermo-Castle-bjs-1.jpg" alt="300px-Palermo-Castle-bjs-1" width="240" height="161" />La politica come cabaret</h3>
<p>Sdrammatizzare serve anche a sopravvivere. Senza una certa dose di senso dell’humor, la vita potrebbe diventare assolutamente invivibile.</p>
<p>I comici assolvono a questa necessità. I loro paradossi servono a trasformare la tragedia in farsa mettendone in luce gli aspetti più grotteschi.<br />
Provate ad ascoltare il monologo di Giovanni Cacioppo “Il lavoro in Sicilia” oppure quello di Teresa Mannino “I siciliani e i milanesi” o ancora la gag del Gruppetto sul “Dramma della famiglia Lo Cicero per le ambizioni insane della figlia” e scoprirete con che gusto ed inventiva il dramma diventa ilarità.<span id="more-12010"></span><br />
Orbene questi nostri cabarettisti, ai quali potremmo aggiungerne tanti altri a cominciare da Ficarra e Picone, rischiano di restare senza lavoro.<br />
Il perché è presto detto. I politici siciliani stanno dimostrando di essere cabarettisti molto più bravi di loro. Ogni giorno si legge sui giornali di negozi nei cui catenacci di chiusura è stato messo l’attak non per fare una burla al proprietario ma per esigerne un pizzo o che addirittura 10 scuole hanno dovuto essere chiuse perché sommerse dall’immondizia. Si legge tanto altro, ma non vogliamo annoiare. Avrebbe cantato Andrea Chenier “In cotanta miseria, la patrizia prole che fa?”. La sua patrizia prole si imbellettava e ballava la gavotta, i nostri politici fanno lo stesso.<br />
La maggioranza si divide in 4 e più parti, l’opposizione la imita: parlano di scomposizione e ricomposizione di alleanze immaginando di essere seri e di calamitare la nostra attenzione; ma ci fanno soltanto ridere, visto che le lacrime le abbiamo ormai esaurite tutte. Sul palcoscenico di Zelig con l’abile conduzione di Claudio Bisio e Vanessa Incontrada o dentro la casa del Grande Fratello scatenerebbero la scomposta ilarità del pubblico facendo un boom di ascolti.</p>
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		<title>La lotta contro la sentenza europea sul crocifisso nelle scuole</title>
		<link>http://www.blogsicilia.eu/la-resistenza-italiana-contro-la-sentenza-europea-sul-crocifisso-nelle-scuole/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 13:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi e per sempre
Secondo la Corte di Giustizia Europea il crocifisso va tolto dalle aule scolastiche in quanto sarebbe un fattore limitante delle facoltà educative dei gentitori nei confronti dei figli. Più della sentenza sono state interessanti le reazioni: quelle che ci sono state e quelle che sono mancate. In Italia infattii ha sede il Vaticano che, a quanto sembra, ha ancora influenza sulle determinazioni di voto dei cittadini; sia questa influenza elevata o modesta, considerato che pochi voti determinano la vittoria o la sconfitta, è saggio non prenderla sottogamba. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft size-full wp-image-11893" title="crocifisso" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/crocifisso.jpg" alt="crocifisso" width="300" height="230" />Oggi e per sempre</h3>
<p>Secondo la Corte di Giustizia Europea il crocifisso va tolto dalle aule scolastiche in quanto sarebbe un fattore limitante delle facoltà educative dei gentitori nei confronti dei figli. Più della sentenza sono state interessanti le reazioni: quelle che ci sono state e quelle che sono mancate. In Italia infattii ha sede il Vaticano che, a quanto sembra, ha ancora influenza sulle determinazioni di voto dei cittadini; sia questa influenza elevata o modesta, considerato che pochi voti determinano la vittoria o la sconfitta, è saggio non prenderla sottogamba.<span id="more-30570"> </span></p>
<p>In questa vicenda, mentre il Vaticano si è preso del tempo prima di pronunciarsi, il Governo con il ministro della scuola in testa ha alzato le barricate. Subito è stato annunciato un ricorso contro la sentenza (ci penserà il solito Ghedini?) a questo attentato alla confessionalità dello Stato. Anche dal PD ci saremmo attesi una posizione meno pilatesca. Come sono lontani i tempi del cattolicissimo Oscar Luigi Scalfaro il quale distingueva con assoluta chiarezza la Chiesa dallo Stato e da Presidente della Repubbblica si esimeva di baciare la mano del Pontefice!</p>
<p>Ma forse inconsciamente si vuole che fin da bambini ci abituiamo ad avere sempre presente la sorte che ci toccherà da adulti. La crocifissione.</p>
<p>C&#8217;è anche da dire che il voto unanime della Corte di Giustizia europea di Strasburgo è stata una vera manna dal cielo per il dibattito politico che, esaurita l’attualità del caso Marrazzo, si trovava senza temi di peso con i quali confrontarsi nei TG e nei programmi di approfondimento.</p>
<p>C’è da ritenere che ai più strenui difensori del mantenimento del crocifisso nelle aule scolastiche, freghi poco o nulla se il crocifisso c’è o non c’è.</p>
<p><span id="more-11885"></span>Il ministro Maroni qualifica la sentenza “un atto di stupidità ritenendo la decisione della Corte un errore e un atto di incapacità di comprensione”. Il ministro Gelmini tuona “Nessuno, neppure qualche corte europea ideologizzata riuscirà a cancellare la nostra identità” aggiungendo che “la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione”. Non molto diversa nel tenore la dichiarazione di Bersani per il quale “Il buonsenso è vittima del diritto. Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno”. Toghe rosse a Strasburgo?</p>
<p>Il Cristo che abitò questa terra 2000 anni addietro proverà disagio per questa ulteriore strumentalizzazione della sua immagine. Nel suo nome sono state commesse nefandezze esecrabili. Basta ricordare le donne e gli uomini mandati al rogo dopo le pene disumane alle quali erano stati sottoposti dai giudici della “Santa Inquisizione”.</p>
<p>Povero Cristo ci sarebbe da esclamare, fu il più laico tra gli uomini, predicò la tolleranza e creò dei talebani. Egli stesso avrebbe provato imbarazzo a vedersi esposto con tanta prosopopea e così poco rispetto in un’aula scolastica.</p>
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		<title>Gesualdo Bufalino, un aforista straordinario</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 23:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non voglio esibirmi perché in tutto quel che scrivo sospetto una sorte di interminabile, falsificato pettegolezzo su me stesso&#8221;
Siciliano di Comiso in provincia di Ragusa, figlio di un fabbro amante della lettura, fin da ragazzo attratto dalla letteratura, trascorreva buona parte del suo tempo nella biblioteca del padre.
Uomo schivo e riservato, di cultura ampia e raffinata, raggiunse la notorietà ad età avanzata (61 anni) con la pubblicazione del romanzo &#8220;Diceria dell&#8217;untore&#8221; con il quale vinse il premio Campiello.
La pubblicazione del libro fu incoraggata dal già famoso Leonardo Sciascia, con cui ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="size-full wp-image-11254 alignleft" title="Gesualdo_Bufalino" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/10/Gesualdo_Bufalino.jpg" alt="Gesualdo_Bufalino" width="170" height="232" />&#8220;Non voglio esibirmi perché in tutto quel che scrivo sospetto una sorte di interminabile, falsificato pettegolezzo su me stesso&#8221;</h3>
<p>Siciliano di Comiso in provincia di Ragusa, figlio di un fabbro amante della lettura, fin da ragazzo attratto dalla letteratura, trascorreva buona parte del suo tempo nella biblioteca del padre.</p>
<p>Uomo schivo e riservato, di cultura ampia e raffinata, raggiunse la notorietà ad età avanzata (61 anni) con la pubblicazione del romanzo &#8220;Diceria dell&#8217;untore&#8221; con il quale vinse il premio Campiello.</p>
<p>La pubblicazione del libro fu incoraggata dal già famoso Leonardo Sciascia, con cui strinse una forte amicizia, e dall&#8217;editore Sellerio.</p>
<p>Da siciliano amava esprimersi con frasi concise e taglienti che fondando su una cultura ampia e approfondita unita al gusto di ironizzare anche su sè stesso ne fecero un aforista di rara efficacia.<span id="more-11224"></span></p>
<p>Potremmo dire di lui che ha condotto una vita invidiabile. Si è procurato da vivere insegnando in un liceo e ha dedicato il tempo libero a coltivare sè stesso. Ricorda il professore che Sciascia racconta nell&#8217;Onorevole, prima che si facesse travolgere dalla politica.</p>
<p>Sulla stupidità scrisse:</p>
<ul>
<li>Dovetti scegliere tra morte e stupidità. Sopravvissi. <img title="Continua..." src="http://www.gallito.eu/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></li>
<li>Un’idea innaffiata dal sangue dei martiri non è detto che sia meno stupida di un’altra.</li>
<li>Così maldestro mi aggiro tra gli uomini che rischio di apparire sospetto.</li>
<li>Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo talento, è da stupidi.</li>
</ul>
<p>Sul silenzi scrisse: &#8220;La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello&#8221;</p>
<p>Vogliamo ricordare la ballata del condannato a morte che, pur non essendo un aforisma, colpisce per la perfetta fusione di sarcasmo e d tragico.</p>
<p>Sull’ultime soglie<br />
ne ho cinque, di voglie<br />
per ultimo gusto<br />
un vino vetusto;<br />
per ultimo tatto<br />
il pelo di un gatto;<br />
per ultimo udito<br />
del mare il muggito;<br />
per ultima vista<br />
un ciel d’ametista;<br />
per ultimo odore<br />
l’occulto d’un fiore&#8230;</p>
<p>Infine vorrei<br />
il cinque far sei<br />
e stringermi al petto<br />
avanti ch’io muoia,<br />
ignuda nel letto,<br />
la figlia del boia!</p>
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		<title>Il Ponte sullo stretto di Messina sarebbe una priorità?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 09:02:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I nuovi faraoni
Sulla opportunità di realizzare il Ponte sullo stretto di Messina i siciliani sono stati sempre in profondo disaccordo. Lo sono stati e lo sono indipendentemente dalla specifica militanza politica.
In modo molto schematico i favorevoli sostengono che il ponte sarebbe un&#8217;opera di attrazione straordinaria che porterebbe in Sicilia un gran numero di turisti, velocizzerebbe la mobilità tra la Sicilia e il continente, oltre ovviamente a dare una boccata di ossigeno all&#8217;economia locale per gli investimenti necessari alla sua realizzazione.
Coloro che sono contrari sostengono a loro volta che le risorse ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft size-full wp-image-11005" title="pontestretto2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/10/pontestretto2.jpg" alt="pontestretto2" width="384" height="287" />I nuovi faraoni</h3>
<p>Sulla opportunità di realizzare il <strong>Ponte sullo stretto di Messina</strong> i siciliani sono stati sempre in profondo disaccordo. Lo sono stati e lo sono indipendentemente dalla specifica militanza politica.</p>
<p>In modo molto schematico i favorevoli sostengono che il ponte sarebbe un&#8217;opera di attrazione straordinaria che porterebbe in Sicilia un gran numero di turisti, velocizzerebbe la mobilità tra la Sicilia e il continente, oltre ovviamente a dare una boccata di ossigeno all&#8217;economia locale per gli investimenti necessari alla sua realizzazione.</p>
<p>Coloro che sono contrari sostengono a loro volta che le risorse necessarie possono essere utilizzare meglio per potenziare le infrastrutture per la mobilità della Calabria e della Sicilia e per opere di riqualificazione del territorio indispensabili per arginare disastri come, ad esempio, quello di <strong>Giampilieri</strong>.</p>
<p>La materia è troppo complessa per liquidarla con poche battute da Bar dello sport.</p>
<p>Tuttavia senza sposare nè l&#8217;una tesi nè l&#8217;altra ci sembra doveroso proporre qualche elemento di riflessione generale.<span id="more-11006"></span></p>
<p>Qualcuno ricorderà che il 16 agosto del 1972 il giovane sub romano Stefano Mariottini, a Riace a 300 metri dalla costa e alla profondità di 8 metri, rinvenì 2 statue di bronzo di 2 guerrieri greci. Dopo il recupero e il restauro che si protrasse per diversi anni, nel 1980 queste statue, comunemente intese come &#8220;<strong>I bronzi di Riace</strong>&#8221; furono esposte al pubblico presso il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Per alcuni mesi accorse gente da tutto il mondo per ammirare di persona queste testimonianze dell&#8217;arte greca; poco a poco però la curiosità venne meno e con essa l&#8217;afflusso turistico. Oggi <img class="alignright size-full wp-image-11007" title="bronzi_di_riace" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/10/bronzi_di_riace.jpg" alt="bronzi_di_riace" width="147" height="305" />sono gli stessi bronzi a girare il mondo per essere ospitati per periodi di tempo limitati dai più importanti musei della terra. Sospettiamo che gli Enti per la promozione turistica della Regione Calabria abbiano da recitare il &#8220;mea culpa&#8221; per non avere assunto le iniziative più adeguate a mantenere vivo l&#8217;interesse  su questi loro tesori. Vogliamo sottolineare che per raggiungere la Calabria dal resto del mondo, Sicilia esclusa, il Ponte non servirebbe affatto.</p>
<p>Verrebbe da ridere, se non da piangere, ritenere che qualcuno possa soltanto essere sfiorato dall&#8217;idea che la Sicilia abbia bisogno del Ponte per diventare un&#8217;attrattiva per il turismo. La sola elencazione dei luoghi e delle opere che la rendono irripetibile prenderebbe non meno di dieci pagine. Ci limitiamo ad un abbozzo. <strong>La Valle dei Templi di Agrigento</strong>, il <strong>Teatro greco e le latomie di Siracusa</strong>, il <strong>barocco di Noto</strong>, le <strong>Cattedrali di Palermo e di Monreale</strong>, sempre a Palermo il <strong>Castello della Zisa</strong>, il <strong>Castello dei Lombardi di Enna</strong>, la cittadina di <strong>Erice</strong> in provincia di Trapani, il <strong>Santuario di Tindari</strong> in provincia di Messina; e tra le bellezze naturali accenniamo soltanto alla <strong>Scala dei Turchi</strong>, alla <strong>spiaggia di Calamosche</strong>, alla Riserva dello <strong>Zingaro</strong>, alle spiagge della Plaja di Catania e di Mondello di Palermo ed alle altre tante e tante opere e luoghi di cui scriviamo in questo blog. Con questa elencazione abbiamo dimenticato quasi tutto!</p>
<p>Queste considerazioni vogliono trasmettere un messaggio molto preciso. Ritenere il Ponte sullo Stretto di Messina un&#8217;opera necessaria al rilancio turistico della Sicilia è fuorviante. Finirebbe come per i Bronzi di Riace. Dopo qualche mese, l&#8217;inesorabile oblio. Coloro che governano la Sicilia hanno a disposizione già oggi un patrimonio con il quale poterne cambiare il volto. La Valle dei Templi di Agrigento da sola vale assai più di un ponte e per proporla a livello mondiale ha bisogno soltanto di una illuminata politica per il turismo.</p>
<p>Sostenere la necessità del ponte per rilanciare l&#8217;economia e il turismo siciliani è niente più che un alibi. Con ciò non intendiamo dire che siamo contrari alla sua realizzazione, ma piuttosto che non lo riteniamo di per sè una risorsa decisiva per lo sviluppo della Sicilia.</p>
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