Appunti del viaggio in Sicilia di Johann Wolfgang Goethe
“La località dove sorge il tempio è assai singolare: nel punto più alto di una valle lunga ed ampia; su di una collina isolata e, tuttavia, circondata da rupi: domina un’ampia distesa di campagna, che si spinge lontano, e
solamente un angolo di mare.
La campagna è avvolta da una quasi dolente fertilità; tutto il terreno è coltivato, ma non si vedono case.
Miriadi di farfalle aleggiano su cardi in fiore. Finocchi selvatici, secchi perché dello scorso anno, si elevano sino all’altezza di circa nove piedi, e così abbondanti ed in fila che, sovente, vien fatto di pensare di trovarsi di fronte ad un giardino sperimentale. Il vento sussurrava fra le colonne come fra gli alberi di un bosco, uccelli da preda si levavano, emettendo strida, dalle strutture del tempio…
Ai piedi del tempio, si trovano grossi frammenti di pietra cornice, ed il cammino verso Alcamo rivela rocce mescolate abbondantemente con detta pietra.
Di qua derivano i materiali silicei mescolati al terreno che lo rendono più soffice. Osservando le piante di finocchio in pieno rigoglio, ho notato differenze fra le foglie superiori e quelle inferiori, ma è sempre una medesima forma che si sviluppa dal semplice al composito. Qui sarchiano molto diligentemente, gli uomini percorrono il terreno in tutti i sensi, come accade durante una battuta di caccia.
Si vedono anche insetti. A Palermo avevo veduto solamente vermi, lucertole, sanguisughe, chiocciole dai colori non più belli che da noi; anzi soltanto grigie.”
Segesta 20 Aprile 1787 – Tratto da Viaggio in Italia di J. W. Goethe



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