A Mazara danza un SATIRO

Dall’esterno la chiesa di Sant’Egidio del 1424 ricorda come tutto in Sicilia è contaminazione. Chiesetta dai moduli architettonici rinascimentali fusi mirabilmente ad una cupola sferica di rara finezza islamica.
Ma quello che in essa è custodito risulta per me difficile da spiegare, le parole non bastano a descrivere l’emozione che mi pervade davanti ad una delle più belle opera che la mia terra possiede e vanto per l’arte italiana “IL SATIRO DANZANTE”.
Trovarsi davanti a questo incredibile bronzo alto 2 metri e mezzo provoca senza dubbio una forte sensazione di stordimento per tanta bellezza. Il mio sguardo non riesce proprio a capacitarsi di come una statua possa commuoverlo cosi tanto. Trovarsi davanti al Satiro, anche per me che l’ho visto tante volte, dona sempre turbamento; ma la prima volta non potrò mai scordarla, gli occhi si riempirono di pianto, non respirai per qualche secondo ed il mio viso era solo tutto dentro il suo di viso. Una energia strana, direi primordiale emana; pensare che manca una gamba, le braccia, una parte di testa, ma non importa, la sua forza rimane immutata. Trovato nel mare a largo di Mazara del Vallo a circa 450 metri di profondità, è risorto grazie alla reti di Capitan Ciccio, il moto peschereccio della marineria mazarese comandato da Francesco Adragna. Lo recuperarono nella notte fra il 4 e il 5 marzo 1998, in due tornate, prima la gamba poi il resto del corpo monco di alcune parti. Risorse come Venere dalla onde e nell’ottobre della stesso anno fu consegnato all’Istituto Centrale di Restauro di Roma. Riportato a nuovo splendore dopo una tournée in giro per il mondo, finalmente la statua per decreto del presidente della Regione Sicilia è divenuto patrimonio inamovibile. Quindi chi vuole vederlo dovrà recarsi al Mazara.
La statua pesa 108 chili e probabilmente apparteneva al corteo sacro che celebrava Dioniso, dio dell’ebrezza. Secondo Paolo Moreno (Università Roma Tre), la statua, datata al IV secolo a. C. , dovrebbe essere identificata con il “satiro periboetos”, citato da Plinio quale opera del celebre scultore
Prassitele. Al termine periboetos, normalmente interpretato come “di cui si parla molto”, ossia “famoso”, “celebre”, viene invece attribuito il significato di “colui che grida freneticamente”, in base ad un passo di Platone, in cui lo troviamo come epiteto riferito al dio Ares.
Guadando l’opera è innegabile che lo scultore immortala l’istante esatto in cui il satiro sta per compiere un passo di danza, una piroetta, con gamba alzata, busto e testa flessa all’indietro quasi abbandonata, con gli occhi sgranati e persi nella grande esaltazione estatica del momento. Meravigliosamente scompigliati i capelli anche loro nel flusso del vortice. Sembra di vederlo da un momento all’altro animarsi e riprendere le sue danze, quasi ti invita a seguirlo, ad entrare nel suo mondo
dove la ragione viene abbandonata, sostituendosi ad una natura fatta di istinti primordiali, di sete estrema di vita, di fuochi della psiche che bruciano dolcemente tutti nostri perbenismi. Il Satiro è questo per me e tanto altro, è la parte più intima del nostro io, che grazie all’ebrezza che trasforma, spalanca le porte dell’anima.
Per chi vuole vederlo: Chiesa di Sant’Egidio – Piazza Plebiscito
91026 Mazara del Vallo (TP)
Tel. 0923 933917
Visitabile tutti i giorni
Orari di apertura 09.00 – 13.30 e 15.00 – 19.00










Lascia un commento